Il microcredito è uno strumento di sviluppo economico che permette a persone in condizione di povertà di accedere ai servizi finanziari; solitamente viene infatti definito “credito di piccolo ammontare finalizzato all’avvio di un’attività imprenditoriale o per far fronte a spese d’emergenza nei confronti di soggetti vulnerabili dal punto di vista sociale ed economico, che generalmente sono esclusi dal settore finanziario formale”. Non stupisce quindi che questo modello sia nato nei Paesi in via di sviluppo, anche se negli ultimi anni il microcredito, con gli opportuni adattamenti, si è diffuso anche nei Paesi sviluppati dove è rivolto ai soggetti che hanno più difficoltà ad accedere al credito attraverso i canali tradizionali.

In Italia una delle categorie discriminate nell’accesso al credito è quella delle donne, che spesso sono penalizzate rispetto agli uomini con importi accordati inferiori, maggiori tassi di interesse e maggiore richiesta di garanzie.
Proprio per questo motivo il Ministero del Lavoro ha deciso di usare lo strumento del microcredito per sostenere e incentivare il binomio donne e lavoro attraverso il programma Microcredito Donne, promosso dalla campagna “Riparti da te! Bella impresa essere donna”. Il progetto propone delle offerte di finanziamento per favorire il lavoro per le più giovani, consolidare le nuove imprese al femminile e reinserire le over 35; l’obiettivo è infatti quello di fornire un aiuto a tutte le donne che vogliono “ripartire da sé” creando una propria impresa senza dover fornire garanzie personali ad un istituto bancario o dover chiedere aiuto ai genitori o al marito.

L’importo massimo finanziato per le attività imprenditoriali o di lavoro autonomo – secondo le disposizioni degli articoli 111 e 113 del Testo Unico Bancario che disciplinano il microcredito – è di 25 mila euro e per ottenerlo non c’è bisogno di offrire garanzie reali come, ad esempio, l’ipoteca sulla casa. Il finanziamento sarà inoltre accompagnato da servizi ausiliari di assistenza e monitoraggio dei soggetti finanziati.
Esiste anche lo strumento del microcredito sociale, che permette di finanziare con un massimo di 10 mila euro “persone fisiche in condizioni di particolare vulnerabilità economica o sociale”. Anche in questo caso non c’è bisogno di garanzie reali e il finanziamento deve essere accompagnato da servizi ausiliari di bilancio familiare.

L’iniziativa è sostenuta dall’Ente Nazionale per il Microcredito (ENM), che non è un’istituzione bancaria e non eroga direttamente prestiti, ma realizza dei fondi di garanzia e, dopo aver valutato ogni singolo progetto, indirizzerà la futura imprenditrice verso i canali adeguati per ottenere un prestito. L’ente si occupa, tra le altre cose, di compensare il divario esistente nell’accesso al credito tradizionale, di rafforzare i programmi che favoriscono la conciliazione lavoro – famiglia, di contribuire alla formazione di una cultura imprenditoriale e finanziaria, di fornire un’informazione mirata al target femminile sugli strumenti a disposizione e incoraggiare le reti di donne imprenditrici.
Gli istituti bancari che hanno risposto favorevolmente al progetto sono molti; tra questi ci sono, ad esempio, banca Intesa San Paolo e UniCredit.

Le domande per accedere al Microcredito Femminile dovranno pervenire al massimo entro il 30 novembre 2013; successivamente usciranno le graduatorie e i finanziamenti verranno erogati seguendo questo ordine. Maggiori informazioni si possono trovare sul sito web www.microcreditodonna.it.

Francesca Scarabelli



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