Sono quasi 60 miliardi le api in Italia, ma questo immenso sciame non riesce a coprire nemmeno la metà del fabbisogno italiano di miele e di prodotti dell’alveare. La stessa situazione si replica a livello europeo, costringendo i Paesi membri a importare miele da Cina, Russia e Stati Uniti.
Eppure i dati, per quanto riguarda l’Italia, sono incoraggianti: 50 mila apicoltori danno vita ad un giro d’affari legato alla produzione di miele, cera, polline e altri prodotti apistici che si aggira intorno ai 65 milioni di euro, senza calcolare che all’interno di un’azienda apistica può sorgere anche una fattoria didattica che mostri le tecniche di produzione del miele ai ragazzi delle scuole.

Avviare un alveare non richiede un grande capitale iniziale né un impegno a tempo pieno, ma bisogna avere passione per il lavoro all’aria aperta e un terreno, anche di piccole dimensioni, per collocare le arnie.
L’investimento iniziale si aggira intorno ai 1.500/2.000 euro, che saranno spesi per procurarsi arnie, sciami artificiali per iniziare l’attività, abbigliamento dell’apicoltore (quindi tuta, cappello, maschera e guanti), attrezzi per gestire le api e l’alveare e materiale per la smielatura e il confezionamento del prodotto finale.
La fonte di guadagno dell’apicoltore non è solo il miele, il cui consumo pro capite ha comunque fatto registrare un sensibile aumento grazie anche alla maggiore attenzione al consumo di alimenti naturali: il lavoro delle api produce anche polline, pappa reale, propoli, cera d’api e idromele.
Il fatto che sia un mestiere praticamente immutato da decenni non deve trarre in inganno: sono sempre di più, infatti, le tecnologie moderne che si affiancano alle procedure tradizionali. Si vedono sempre più spesso apicoltori geek che controllano i propri alveari a distanza tramite internet, costruiscono community virtuali per vendere miele online, si aggiornano tramite siti, forum e blog sulle novità del settore.

Questo mestiere antico, nell’ultimo anno, ha registrato un grande rilancio a Novi Ligure, dove molti giovani hanno trovato nell’apicoltura un’alternativa occupazionale in risposta alla crisi. Dall’inizio dell’anno sono state una settantina le persone che, armate di maschera e affumicatore, si sono scoperti o riscoperti apicoltori, un boom che non si verificava da decine di anni. Non tutti svolgono questa attività come lavoro primario: molti se ne occupano per arrotondare lo stipendio o la pensione. Parte del merito di questo “ritorno all’alveare” deve essere tributato ai corsi di formazione promossi in primavera dalle associazioni di categoria e dal Comune di Novi.

Anche la Regione Abruzzo ha deciso di incoraggiare questo settore destinando all’apicoltura un finanziamento pari a 233 mila euro, per un totale di spesa di 400 mila euro. A beneficiarne saranno 54 aziende del territorio; i contributi serviranno a combattere la varroasi, cioè un acaro parassita che attacca le api, a ripopolare il patrimonio apicolo, a promuovere la collaborazione con organismi specializzati per realizzare un programma di ricerca che migliori la qualità del prodotto, all’acquisto di arnie, macchinari e attrezzature e alle analisi chimico-fisiche dei prodotti. In programma ci sono anche seminari e convegni tematici.
Ammodernamento delle strutture aziendali, sostegno ai nuovi giovani produttori, interventi agroambientali per aumentare il numero di piante mellifere a sostegno delle colonie di api e assistenza tecnica agli apicoltori sono invece alcune delle attività finanziate dall’Unione Europea, che con queste misure intende sostenere l’apicoltura e mantenere alta la qualità del miele prodotto in Europa.

Francesca Scarabelli



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