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Bike economy, la mobilità sostenibile che dà lavoro
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Bike economy, la mobilità sostenibile che dà lavoro

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Pixabay | suju
La bicicletta potrebbe essere il futuro della mobilità del nostro paese ma anche una buona opportunità di impiego per chi si affaccia sul mercato del lavoro. Vediamo di scoprirne di più sulla bike economy.

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La bike economy potrebbe non solo cambiare il volto della mobilità in Italia e in Europa, ma anche permettere a tante persone di trovare un punto di incontro tra la propria passione e la propria professione. Il giro di affari legato alle biciclette, infatti, vanta buoni numeri e tocca diversi ambiti.

Bike economy, alcuni dati

La European Cyclist Federation ha stimato in 150 miliardi di euro l’anno il valore dei benefici derivanti dalla bicicletta e in 44 miliardi l’indotto turistico di chi ama organizzare week end e vacanze pedalando.

L’Italia, però, vive una contraddizione in questo ambito. E’ infatti il Paese leader in Europa nella produzione di bici e componenti, settore che dà lavoro a oltre 8.000 persone, ed è prima come numero di biciclette prodotte, ma la domanda interna rimane bassa. Si stima infatti che solo il 4% degli italiani usa la bicicletta per andare al lavoro. La colpa non è solo della distanza o della pigrizia, ma anche delle infrastrutture, che spesso sono di scarsa qualità e collegate male tra di loro.

Eppure la bicicletta sembra essere il futuro della mobilità sostenibile urbana e offre anche buona prospettive di occupazione: in Europa il settore impiega circa 70.000 lavoratori e si calcola che ogni chilometro di pista ciclabile crei 5 posti di lavoro. Non male, vero? E se in tutte le città d’Europa si pedalasse come a Copenhagen, dove il 26% degli spostamenti avviene in bici, si creerebbero 76.000 nuovi posti di lavoro. Inoltre si stima che i cicloturisti lascino sul territorio il 32% delle spese totali, contro il 4% dei turisti che si spostano in auto.

Quello della bicicletta è un settore in crescita

cicloturismo e bike economy: immagine di persone in viaggio in bicicletta
Pixabay | Antranias

Le presenze cicloturistiche rilevate nel 2018 si attestavano a 77,6 milioni di euro, l’8,4% dell’intero movimento turistico in Italia. Sono quindi oltre 6 milioni le persone che hanno scelto di passare uno o più giorni di vacanza in compagnia della propria bici.

Non solo: se al cicloturismo si aggiunge anche l’uso quotidiano della bicicletta i numeri crescono ancora. Non si parla solo di soldi, ma anche di salute, di inquinamento, di vivibilità urbana, di inclusione e di lavoro. Sì, perchè la bici apre la strada a diverse filiere lavorative, dalle infrastrutture all’industria, dal design all’artigianato, fino ad includere turismo, ecologia, formazione e molto altro ancora.

Una mobilità sempre più green avrebbe una ricaduta importante anche sul mondo del lavoro. Qualche esperto si spinge ad affermare che se tutti i centri urbani con oltre 50.000 abitanti pedalassero come gli abitanti di Pesaro o di Bolzano si avrebbero oltre 86.000 nuovi posti di lavoro in settori come manifattura bici, vendita di biciclette e abbigliamento, produzione e vendita di ricambi e accessori.

Le nuove professioni della bike economy

Il successo della bike economy porta con sé la creazione di nuove professioni o il ritorno di altre che sembravano ormai dimenticate. Vediamo una breve carrellata delle nuove professioni della bike economy!

Accompagnatore cicloturistico

Tra le nuove professioni della bike economy c’è quella di Accompagnatore Cicloturistico, specializzata nell’accompagnare singole persone o gruppi di ciclisti in percorsi cicloturistici, dando informazioni relative al territorio e alle sue peculiarità, mettendo in evidenza i siti di interesse naturalistico, storico, ambientale e culturale. Questa figura non si sovrappone con quelle di guida turistica o di accompagnatore naturalistico.

Guida MTB

mountain bike
Pixabay | Blockhusmedier

Il ruolo della guida MTB è simile a quello dell’accompagnatore turistico: si occupa infatti di portare in giro i turisti mostrando loro le peculiarità del territorio. La sua particolarità, però, è che lo fa in sella ad una mountain bike, accompagnando i turisti lungo sentieri e su e già per ripidi dislivelli. Si va dall’escursione di una sola giornata a quella di più giorno o addirittura di settimane, seguendo percorsi di diversa difficoltà, in base al livello tecnico dei clienti accompagnati.
Nonostante ci siano numerosi enti e associazioni che rilasciano attestati al termine di un corso, questa figura professionale non è ufficialmente riconosciuta in tutte le regioni e province italiane.

Cargo bikers

Sono sempre di più le aziende che scelgono di consegnare le proprie merci attraverso apposite bici dotate di carrello. Si va dalla spesa al pranzo, fino al trasporto di persone con problemi di deambulazione. E’ un servizio diffuso soprattutto nelle grandi città, in cui questi ciclisti riescono ad evitare ingorghi e code nel traffico.

Bike manager

Un profilo professionale nato dalla bike economy ma ancora poco conosciuto è quello del bike manager. È addirittura fondamentale per mappare gli itinerari, individuare le strutture ricettive e i servizi, gestire i flussi cicloturistici e ideare pacchetti dedicati ai cicloturisti o a coloro che utilizzano spesso la bici per i loro spostamenti. In questo caso la passione per la bicicletta si unisce a buone doti di pianificazione, valutazione e promozione!

Bike economy e antichi mestieri

Grazie alla bike economy nascono o rinascono botteghe artigiane che si occupano della vendita, del noleggio e della manutenzione delle biciclette, ma anche della loro personalizzazione o della modernizzazione di vecchi modelli. E’ un’ottima risposta che parecchi giovani hanno dato alla crisi economica, inventandosi un lavoro gratificante e, soprattutto, green.

Siete appassionati cicloturisti? Ecco qualche consiglio per gli acquisti che potrebbe fare per voi.

Volete invece cominciare a pedalare in città per andare in ufficio? Ecco qualche modello che potrebbe fare al caso vostro:

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