I millenials, ovvero i ragazzi nati negli anni Duemila, sicuramente sanno di cosa stiamo parlando: una delle nuove strategie di recruiting messe in atto dalle grandi aziende, soprattutto nel mondo dell’hi tech, è la cosiddetta gamification.

Di cosa si tratta? E’ presto detto: come suggerisce il suo stesso nome, la gomification ha a che fare con il mondo dei videogames ed è quindi particolarmente utilizzata nel settore digitale. I giovani alla ricerca di lavoro, quindi, potrebbero ritrovarsi in una sorta di arena virtuale, in cui sfidarsi a colpi di contest spettacolari sia online che offline, in hackathon di 48 ore, gimkane esperienziali e “duelli all’ultima sfida” con altri giovani della cosiddetta “generazione y” pronti a tutto pur di ottenere il tanto desiderato posto di lavoro.

La gamification applicata alla ricerca del personale, quindi, potrebbe sembrare un gioco, ma in realtà il suo meccanismo ludico nasconde, in maniera più o meno velata, dei metodi per coinvolgere, motivare e valutare i candidati e selezionare quindi i più talentuosi e determinati.
Una delle prime aziende a mettere in pratica qualcosa del genere per reclutare personale giovane e “smart” è stato proprio il colosso di Mountain View, Google, che proponeva un mix di test e domande spiazzanti ai propri candidati e che ancora oggi lancia periodicamente un contest, il Google Code Jam, che offre ai vincitori premi in denaro di importo fino a 50 mila dollari e un lavoro.

Le aziende che si adeguano a questa nuova moda sono sempre di più, anche in Italia, dove la prima azienda a utilizzare la gamification per selezionare il proprio personale è stata MSC Crociere con il suo gioco Inner Island, che prevedeva la registrazione con il proprio account Facebook e una serie di giochi tramite i quali i candidati avevano la possibilità di suggerire come migliorare l’esperienza di viaggio in diverse aree tematiche, dal benessere al cibo.

Un esempio più recente è costituito dalla casa editrice italiana Mondadori, che ha addirittura mixato la gamification con il mondo dei reality show, proponendo un tipo di colloquio di lavoro più simile ad un provino per partecipare ad X Factor. L’iter di selezione, ideato in collaborazione con la piattaforma di recruiting Monster, consisteva infatti in una serie di sfide da affrontare una dopo l’altra, in competizione con gli altri candidati: in palio un contratto da editor a tempo determinato di due anni con la formula dell’apprendistato.

Originale anche l’interpretazione di questa tendenza ideata dalla casa automobilistica Audi, che ai propri candidati ha proposto una video intervista che testava le competenze ma anche il sangue freddo delle persone coinvolte. Il format The faster interview ever, infatti, prevedeva un video colloquio con il responsabile delle risorse umane effettuato su un’auto di grossa cilindrata lanciata in pista al massimo della velocità, tra sterzate improvvise, accelerate e domande trabocchetto.

Il tradizionale colloquio individuale per selezionare il personale da assumere è quindi destinato a scomparire? Secondo alcuni la tendenza è questa, e infatti sono molte le aziende che organizzano eventi online e sui social network, elevator speech per valutare i candidati oppure eventi offline di un’intera giornata in cui i candidati, solitamente in gruppo, devono affrontare test, prove da superare e compiti da portare a termine con successo.

Come ci si può preparare, quindi, ad affrontare una selezione tramite gamification? Il consiglio più importante è di ceto quello di mettersi alla prova senza timore, affrontando le prove con determinazione e con tutta la concentrazione di cui si è capaci e imparando ad uscire dalla propria comfort zone senza paura, qualità sempre più apprezzata dai recruiter.

Anche in un colloquio di lavoro più tradizionale, in ogni caso, sarà sempre più facile trovarsi alle prese con domande inaspettate e spiazzanti: in questi casi la capacità di reazione è fondamentale, ancora più importante della risposta in sé!

In ogni caso, almeno per il futuro più prossimo, è bene non trascurare comunque le forme di ricerca di lavoro più tradizionali, come l’invio di curriculum vitae o di application form alle aziende di proprio interesse, la risposta ad annunci di lavoro online e offline e l’aggiornamento periodico del proprio profilo LinkedIn.

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