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Bot e chat bot: l’intelligenza artificiale semplifica la selezione del personale
Siamo nell’epoca in cui l’intelligenza artificiale fa parte delle pratiche più umane come quella del recruitment? Ebbene sì. Vediamo a che punto siamo arrivati.

Aziende e candidati oggi più che mai sono sottoposti a un continuo dialogo, che ha inizio proprio nel momento in cui domanda e offerta si incontrano. Un appuntamento che avviene ormai sempre più attraverso la comunicazione digitale, con la raccolta di dati online attraverso diversi canali, Linkedin in primo luogo. L’interazione tra selezionatori e selezionati non poteva che cambiare di fronte al progresso tecnologico e, attualmente, va verso la formula del bot.

Bot: il futuro del processo selettivo

Sempre più frequentemente ci muoviamo tra un canale e l’altro di comunicazione ed è proprio per questo motivo che le imprese devono inventarsi dei modi pratici per monitorarli tutti, possibilmente trovando soluzioni che stabiliscano un legame con i potenziali collaboratori in modo semplice e personalizzato.

L’opzione della Chat bot

Questo è un sistema in continuo sviluppo negli tempi, specializzato nell’automatizzazione di alcune attività, comprese le conversazioni. Parliamo di un vero e proprio programma informatico che può leggere e soprattutto replicare ai messaggi  ricevuti in brevissimo tempo. Come è possibile? Basandosi sugli esempi di dialoghi precedentemente registrati.

Bene. Ora rispondiamo alla domanda: come può esser applicato nel settore delle Risorse Umane? La Chat Bot può essere utilissima nella fase della selezione del personale.

Bot e Chat bot: da dove siamo partiti?

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Le origini di questi meccanismi hanno origine negli anni Sessanta, quando Joseph Weizenbaym inventò Eliza. A questo seguirono altri programmi, tipo Clippy di Microsoft: da qui il bot ha preso piede su larga scala.

Un esempio di bot che può esser meglio conosciuto da noi comuni mortali è Siri di Apple o per Amazon, Alexa.

I vantaggi delle Chat bot? Sono sia per i candidati che per i recruiter

Negli ultimi anni le tecnologie dei bot sono state potenziate grazie all’archiviazione di un gran numero di dati, consentendo così la creazione di bot che stimolassero ancor più progressi in vari settori collaterali. Come abbiamo accennato, questo è il caso della selezione.

Per quanto riguarda i candidati, la Chat bot può aiutare in questi modi: possono contare su un’assistenza costante perché questi sistemi sono disponibili 24 ore su 24, sette giorni su sette. Inoltre, l’intervento di sostegno è immediato e non necessita di uno scambio telefonico. Senza contare poi il grande pro per chi è alla ricerca di lavoro: esser subito indirizzati verso le offerte cucite su misura sulle esperienze individuali.

Dalla parte di chi si occupa della selezione

Anche i recruiter possono godere della tecnologia dei bot in termini di risparmio di tempo e di costi oppure per la possibilità di frazionare in fase preliminare i candidati, facilitando il sourcing. Infine, la Chat bot aiuta a dare un’immagine migliore dell’azienda.

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Il bot che fa al caso di chi ha fretta

Cerchiamo di dare un po’ di corpo alle affermazioni che abbiamo messo precedentemente sul fuoco. Bisogna considerare dal principio che ben il 60% dei candidati lascia in sospeso il processo di selezione quando lo trova troppo complesso e richiede troppo tempo. Grazie alla Chat bot, lo stesso iter diventa più semplice ed ecco che magicamente le percentuali di abbandono si abbassano.

Altri dati alla mano dal punto di vista dei selezionatori: il bot risulta un ottimo assist anche per gli addetti delle Risorse Umane alla selezione. Perché? Perché con l’ausilio di questa nuova tecnologia, riescono a superare il limite di lettura di solo 30% dei curriculum ricevuti. A dirlo è una ricerca dell’Associazione italiana direttori del personale (Aidp).

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Questo perché, da soli, hanno sempre dovuto spendere parecchio tempo per confrontare le hard skill, ovvero le competenze più tecniche, le caratteristiche del candidato come l’età, i titoli di studio, le esperienze lavorative. Tutto questo lavoro di analisi va a discapito della valutazione delle soft skills, che invece risultano esser i fattori determinanti nel processo di selezione e poi di assunzione secondo il 94% dei direttori del personale.

Isabella Covili Faggioli, presidente Aidp, spiega

“È in atto un trend in molte aziende italiane, che riflette una tendenza globale. Soprattutto quelle più grandi e strutturate, di utilizzo dei sistemi di recruitment tramite chat bot e di selezione attraverso sofisticati algoritmi ideati allo scopo”.

Come funziona la Chat bot?

Attraverso un sistema di ricezione, classifica e preselezione delle candidature, così da operare uno screening dei tanti cv ricevuti. I selezionatori in questo modo potranno concentrarsi esclusivamente sulle attività che possono  esser svolte solo da un essere umano.

Tutto questo è reso possibile dal lavoro di chi struttura le architetture di dialogo dei chat bot. Sono dei veri e propri designer che partono con l’analisi del brand e del business, così da definire i contenuti principali su cui impostare il bot come gli obiettivi, le funzionalità, il target e il canale.

Da qui segue la creazione del personaggio che darà “l’anima” al bot: avviene quindi la scelta del nome, dell’età, della personalità, il tone of voice e persino, in alcuni casi, una backstory. Questa fase trova la sua conclusione nel convalidamento della conversazione e dei mockup, definendo l’aspetto stesso del dialogo.

Il bot ha un suo linguaggio

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Per rendere più realistica l’interazione con il bot, in fase di programmazione ci si può avvalere della collaborazione di psicologi e specialisti di semantica in grado di selezionare un gruppo di keyworld che possono esser più richieste dal candidato, oppure che vengono legate a una personalità in grado di apprendere e collaborare.

Un valore in più della chat bot è data dall’aggiunta di alcuni elementi di gamification, per simulare i test psicologici e attitudinali che solitamente avvengono in fase di selezione.

La  recente ricerca di Linkedin (Global Recruiting Trend)

Consultabile nella sua versione integrale a questo link, ha condotto un’indagine a livello globale. Cosa è emerso? Innanzitutto che bel il 67% dei selezionatori ha risparmiato tempo grazie all’impiego di bot. Mentre per il 42% consiste nella possibilità di andare oltre i classici pregiudizi legati all’essere umano. Infine, il 31% ha trovato con più facilità il migliore candidato.

Randstad conferma il trend globale sui bot

Questa tendenza verso l’intelligenza artificiale ha trovato riscontro anche in Randstad, il secondo operatore mondiale proprio sui servizi per le risorse umane. Sebbene in Italia non siamo ancora arrivati al sistema di chat bot, il Randstad Innovation Fund ha finanziato una piattaforma per la selezione che si chiama Wade & Wendy. Da noi, in un Paese che è sempre molto cauto in fatto di innovazione, i primi passi verso i bot sono compiuti da Vidiemme Consulting.

Ora che siete entrati in contatto con la Chat bot, sfruttatela per colpire l’intelligenza artificiale con la vostra individualità del tutto umana!

 

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