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Capire il TFR: voci e dinamiche
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Capire il TFR: voci e dinamiche
Il Tfr è croce e delizia di ogni lavoratore dipendente. Ma siamo davvero sicuri di sapere tutto quello riguarda il Trattamento di Fine Rapporto? Cerchiamo di fare un po' di chiarezza.

Sono molte le cose da sapere sul Tfr: a chi spetta, a quanto ammonta e come destinarlo, per esempio. Andiamo con ordine: il Tfr, ovvero il Trattamento di Fine Rapporto, è la somma che il datore di lavoro accantona annualmente per ogni lavoratore dipendente, calcolandola in base alla retribuzione lorda. Costituisce quindi un elemento della retribuzione di un lavoratore dipendente, che viene però corrisposto al termine del rapporto di lavoro, che può avvenire per qualsiasi motivo: licenziamento, dimissioni, pensionamento.

Il concetto di Tfr ha visto la luce grazie alla Carta del Lavoro del 1927, che stabiliva il diritto del lavoratore ad una indennità proporzionata agli anni di servizio prestati. Era chiamata anche indennità di servizio o liquidazione e negli anni ha subito molti cambiamenti.

Come funziona il Tfr

A questo proposito l’articolo 2120 del Codice Civile fornisce alcune indicazioni importanti, specificando ad esempio che “in caso di cessazione del rapporto di lavoro subordinato, il prestatore di lavoro ha diritto ad un trattamento di fine rapporto”. I lavoratori autonomi ne sono quindi esclusi.

La Legge di Stabilità del 2005 ha imposto un cambiamento importante: a partire dal 2007, infatti, un nuovo regime con una fase transitoria di scelta ha permesso di spostare il proprio Tfr dall’azienda ad un fondo previdenziale.

Cosa significa? Che a partire da quel momento la previdenza privata, fino ad allora assolutamente secondaria in Italia, ha cominciato ad avere un ruolo più importante. Può infatti assorbire le nuove quote del Tfr dei lavoratori che ne facciano esplicita richiesta, mentre le quote precedenti possono essere vincolate in azienda.

Come destinare il Trattamento di Fine Rapporto?

Questa svolta impone ad ogni lavoratore una scelta: Tfr in azienda o in un fondo pensione complementare? Questa decisione deve essere presa entro sei mesi dall’assunzione. Bisogna però precisare che le imprese e le aziende con oltre 50 dipendenti devono versare i contributi Tfr dei propri dipendenti in un Fondo di Tesoreria dello Stato che viene gestito dall’Inps.

Da questa scelta dipendono alcuni fattori.

Quanto viene tassato

A seconda della destinazione del Tfr si ha diritto ad un diverso trattamento fiscale, che – lo diciamo subito – privilegia il versamento ad un fondo pensione.
Chi lascia il Tfr in azienda, infatti, non viene tassato subito ma quando riceverà la somma che gli spetta alla fine del rapporto di lavoro. La tassazione minima sarà del 23% e sarà sottoposto ad una tassazione separata ad aliquota media degli ultimi 5 anni.

Anche chi destina il Trattamento di Fine Rapporto ad un fondo pensione complementare verrà tassato nel momento in cui lo riceverà, ma con una tassazione che varia da un minimo di 9 ad un massimo di 15%, in base al numero di anni di iscrizione alla previdenza integrativa.

Quando si può disporre della somma?

Anche in questo caso, la risposta varia a seconda della scelta che si è fatta. Chi ha deciso di lasciare la somma in azienda ne può usufruire al termine del rapporto di lavoro, mentre chi ha deciso di avvalersi di un fondo pensione lo riceverà al momento del pensionamento.

Come si calcola il Tfr?


Quantificare la cifra che spetta alla fine del rapporto di lavoro può non essere semplice. C’è un calcolo per determinarlo: bisogna sommare la retribuzione per ogni anno di lavoro divisa per un coefficiente di 13,5. Questa cifra, chiamata montante, deve poi essere aggiornata ogni anno con l’indice di rivalutazione, stabilito in misura del 75% dell’inflazione rilevata per l’anno precedente, da sommare ad un 1,5% fisso.

Come viene corrisposto

Ai dipendenti che hanno maturato i requisiti per la pensione a partire dal 1 gennaio 2014, il Tfr è corrisposto:

  • in un’unica soluzione se la somma lorda è pari o inferiore a 50.000 euro;
  • due rate annuali se la cifra è compresa tra i 50.000 e i 100.000 euro;
  • tre rate annuali se la cifra lorda è superiore a 100.000 euro.

Il Trattamento di Fine Rapporto viene corrisposto d’ufficio, quindi non è necessario farne richiesta; viene di norma accreditato sul conto corrente bancario o postale o con altre modalità di pagamento elettronico.

L’anticipo del Tfr

Una cosa che è utile sapere è che in caso di necessità è possibile richiedere un anticipo sulla somma maturata. L’anticipo del Tfr si può ottenere ad alcune condizioni:

  • rapporto di lavoro subordinato con lo stesso datore di lavoro per almeno 8 anni;
  • si può richiedere al massimo il 70% del Tfr maturato in azienda;
  • si può richiedere una volta sola.

La richiesta di anticipo deve essere fatta in forma scritta e deve essere motivata da:

  • spese sanitarie straordinarie per interventi o terapie presso competenti strutture pubbliche;
  • acquisto della prima casa per sé o per i figli;
  • ristrutturazione straordinaria della casa di proprietà;
  • congedi per astensione facoltativa di maternità, formazione o formazione continua.

Tfr o Tfs?

Il Tfs, o Trattamento di Fine Servizio, è molto simile al Trattamento di Fine Rapporto, ma con la particolarità di essere riservato ai lavoratori del pubblico impiego in servizio al 31 dicembre 2000. Si articola in una indennità di buonuscita, in una indennità di premio di servizio e in una indennità di anzianità. Dall’inizio del 2001, invece, anche ai dipendenti pubblici spetta il Tfr.

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