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Cloud Working: come funziona

Complice la crisi, negli ultimi anni si è assistito ad un maggiore ricorso, da parte dell’aziende, all’outsourcing. Se, dunque, da un lato le imprese richiedono sempre più dei professionisti esterni a cui affidare i propri servizi, dall’altro lato si è registrato un costante aumento dei freelance che, grazie alle loro competenze e all’elevata qualità dei servizi offerti, offrono vari servizi. All’interno di questo contesto si inserisce il Cloud Working, vero e proprio fenomeno lavorativo del momento. Presente negli Stati Uniti fin dal 1999, è un’importante opportunità lavorativa che consente ai liberi professionisti  di lavorare in remoto con aziende di tutto il mondo mediante le piattaforme di collaborazione a distanza. Per dare un’idea di quanto tale fenomeno si stia diffondendo con grande successo, è sufficiente sapere che nel 2012 ha registrato un tasso di crescita pari al 375%. Inoltre, secondo uno studio condotto negli USA, nei prossimi due anni è stimato che ben 30 lavoratori su 100 lavoreranno online come freelance e che 9 aziende su 10 affideranno i loro servizi in outsourcing.

Come funziona

La domanda e l’offerta si incontrano su piattaforme ad hoc dedicate al cloud working. L’azienda inserisce sul sito la descrizione dei progetti che intende realizzare, specificando il budget di cui dispone e i tempi di consegna. I freelance interessati rispondono all’annuncio inviando un preventivo al cliente. Dopo un’attenta valutazione, l’azienda deciderà a chi affidare l’incarico. La piattaforma guadagna una commissione su ogni progetto portato a termine e, per quanto riguarda i pagamenti, tutto viene gestito mediante un metodo noto come Safe-pay atto a garantire la massima sicurezza ad entrambe le parti: nel momento in cui viene assegnato il progetto, l’azienda versa il compenso su un conto terzi dove resterà bloccato fino a quando sia l’azienda che il libero professionista non indicheranno concluso il lavoro. Naturalmente in questo modo viene meno l’insicurezza e la mancanza di fiducia verso persone sconosciute a cui non è necessario anticipare nessuna somma prima di iniziare il progetto.

A chi si rivolge

Sono davvero numerosi i freelance che possono usufruire del cloud working: giornalisti, programmatori, grafici, designer, web editor e blogger, filmaker, sviluppatori di app per iPhone e Android, copywriter, programmatori HTML5 e Javascript, solo per fare qualche esempio. I professionisti, così, da un lato hanno la possibilità di aumentare le proprie opportunità professionali, dall’altro possono inserire nel proprio curriculum la collaborazione con importanti aziende nazionali e internazionali senza essere costretti a trasferirsi da un posto all’altro.

Le piattaforme più conosciute

Elance: vero e proprio leader mondiale per il cloud working. I freelance possono valorizzare al meglio le proprie competenze mediante un profilo molto dettagliato in cui è possibile inserire, oltre che al proprio CV, il proprio portfolio completo. La commissione di Elance è dell’8,75% e, in media, vengono pubblicati circa 70 mila annunci di lavoro ogni mese. Tra gli strumenti più apprezzati dai professionisti, vi è la possibilità di rimanere in contatto con il project manager e di condividere con l’azienda il progressivo sviluppo del progetto.
Scribox: nato per offrire servizi editoriali. Gli editori hanno la possibilità di rivolgersi agli autori per la scrittura di contenuti editoriali di qualità. Gli autori solo al raggiungimento della soglia minima di 50 euro ricevono il pagamento, sicuro, da Scribox.
Twago: acronimo di “Team Work Across Global Offices”, è una delle principali piattaforme note in Europa. Fondata nel 2009, prevede diverse modalità di iscrizione tra cui quella gratuita “begineer”. La commissione è del 10% di cui il 7% come commissione per il lavoro svolto e il 3% per l’uso del metodo di pagamento Safe-pay.

Vantaggi e benefici, dunque, sia per i lavoratori che per l’aziende. Il web si configura sempre più come il principale “luogo” di lavoro futuro per milioni di professionisti.

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