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Come diventare food photographer
La food photography è una tra le più delicate e complesse specializzazioni della fotografia: per riprendere al meglio le caratteristiche, i colori e – metaforicamente – il profumo di un cibo, infatti, la passione per la buona cucina e per la fotografia sono solo il punto di partenza.

Per diventare food photographer servono ottime basi tecniche di fotografia, una buona sensibilità artistica, attenzione per i dettagli e tanta, tanta pratica. Questo lavoro, infatti, non si impara solo tramite corsi e master: buona parte delle capacità che caratterizzano un buon food photographer si apprendono sul campo, con l’esperienza.

Quali sono queste capacità? Un fotografo di food che si rispetti dovrà innanzitutto avere un’ottima conoscenza della fotografia di still life, deve cioè saper fotografare prodotti inanimati disponendo ad arte gli oggetti per comporre un’immagine piacevole, trovando il punto di ripresa più adatto e illuminandoli nella maniera migliore per mettere in risalto gli oggetti ripresi. Chi si vuole lanciare in questo settore, poi, deve essere una “buona forchetta”: solo chi è ha la passione per la buona cucina, infatti, può presentare i piatti che fotografa in modo da renderli appetitosi per chi li guarda. La disposizione artistica del cibo o dei prodotti da fotografare si chiama food styling ed è un’altra delle competenze richieste ad un buon fotografo del settore.
Spesso è richiesto di spaziare anche in altri ambiti fotografici: può capitare di doversi cimentare con un ritratto fotografico di uno chef o di un sommelier o di dover fotografare gli interni di un ristorante o di un albergo. Nel caso si fotografino manifestazioni gastronomiche o eventi culinari, inoltre, è anche necessario cogliere l’attimo per documentare in maniera completa ed emozionante l’evento.

Più in particolare, possono essere individuate tre tipologie principali di food photography commerciale, anche se le divisioni tra l’una e l’altra non sono così nette e quindi ci possono essere sovrapposizione e contaminazioni tra i diversi generi.
La più tecnica è quasi sicuramente la fotografia per il packaging, che ha regole abbastanza precise da rispettare, lasciando quindi poco spazio alla sperimentazione e alla fantasia: il risultato deve essere realistico, curato nei minimi particolari e deve evidenziare il maggior numero di dettagli possibile. Illustrazioni per menu, manifesti, locandine pubblicitarie e così via rientrano invece nella cosiddetta food photography pubblicitaria, che deve “far venire fame” a chi la guarda; il risultato finale deve quindi assomigliare ad un’opera artistica, per questo motivo il fotografo può usare la sua creatività per ottenere un’immagine accattivante, che però ha sempre lo scopo di illustrare il prodotto in maniera precisa. Ma l’ambito in cui il fotografo può sfruttare appieno le proprie doti artistiche e creative è quello della food photoghaphy editoriale, che non ha lo scopo di presentare un piatto, ma quello di stupire ed emozionare chi guarda l’immagine. La foto deve perciò essere sicuramente ben composta e illuminata in maniera perfetta, ma in questo caso è la fantasia del fotografo a fare la differenza.

Per intraprendere la non facile strada del fotografo di alimenti è bene cominciare da una buona formazione tecnica. Per entrare nel settore, poi, ci si può proporre come assistenti di un fotografo più esperto o come collaboratore di uno studio fotografico, due buoni modi per accumulare esperienza e crearsi una rete di contatti professionali. E’ necessario, inoltre, avere un un portfolio contenente dai dieci ai venti scatti impeccabili che illustrino le capacità e lo stile del fotografo ad un potenziale cliente.
Farsi conoscere è fondamentale. Al giorno d’oggi i canali attraverso i quali far conoscere il proprio lavoro non mancano di sicuro: ogni professionista dovrebbe avere un sito web che metta in vetrina gli scatti migliori e sfruttare i social network come Facebook e Twitter per far conoscere il proprio lavoro e ampliare la propria rete di contatti.

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