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Contratto di ricollocazione, cos’è e come funziona
La priorità di una persona che, purtroppo, ha perso il lavoro è quella di trovare al più presto un nuovo impiego, cosa sempre più difficile a causa del perdurare della crisi economica che ha avuto ricadute pesanti anche a livello occupazionale.

Il problema è ulteriormente aggravato dalla mancanza di efficaci politiche di ricollocazione per i disoccupati e dalla scarsa efficienza di buona parte dei Centri per l’Impiego pubblici. In questo periodo, quindi, la tendenza è quella di valorizzare il lavoro delle Agenzie per il Lavoro private e di premiare economicamente quelle che riescono effettivamente a trovare un lavoro ad una persona in stato di disoccupazione.
Proprio per questo motivo e seguendo questo trend, la recente legge di Stabilità ha deciso di puntare sulla politiche attive del lavoro, sperimentando un nuovo strumento: il contratto di ricollocazione.

Come funziona? In pratica, lo Stato mette a disposizione delle Regioni, che sono le titolari dei servizi per l’impiego, questo strumento: ogni Regione può quindi decidere in maniera autonoma se attivarlo o meno. Le Regioni che decidono di attivarlo istituiranno un voucher che coprirà il costo delle attività di outplacement, cioè di quei servizi specializzati nella ricollocazione delle persone.
Il servizio di outplacement sarà erogato da Agenzie per il Lavoro accreditate in Regione, che riceveranno, per ogni disoccupato che seguiranno in questo iter, una parte economica fissa di importo modesto e il resto del voucher, molto più consistente, solo nel caso in cui la persona disoccupata venga effettivamente reinserita nel mercato del lavoro. Il lavoratore rimasto senza occupazione, che può scegliere liberamente a quale agenzia rivolgersi tra quelle accreditate in Regione, viene a sua volta incentivato ad accettare qualsiasi impiego gli venga proposto, pena la riduzione o addirittura la sospensione dell’indennità di disoccupazione.

L’entità economica del voucher varia a seconda della collocabilità della persona da reinserire lavorativamente: questo per evitare che le Agenzie per il Lavoro siano tentate di concentrarsi quasi esclusivamente sui disoccupati che si possono ricollocare più facilmente. Per questo motivo maggiore sarà la difficoltà di reinserimento, maggiore sarà il ritorno economico nel collocare la risorsa.
Non solo: ogni disoccupato sarà seguito da un tutor che gli sarà assegnato dall’Agenzia per il Lavoro da lui prescelta: questa figura avrà il compito di seguire la persona in difficoltà lavorativa nel suo percorso di riqualificazione e di ricollocazione. Anche l’impresa che licenzia, inoltre, può prendere parte al piano di ricollocazione garantendo una maggiorazione economica dell’indennità di disoccupazione.
Per rendere attivo a tutti gli effetti lo strumento del contratto di ricollocazione, ora, si attende solo il decreto attuativo da parte del Ministero del Lavoro, che dovrebbe arrivare entro il 30 marzo.

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