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Coronavirus e lavoro: tutte le misure a favore di lavoratori e imprese
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Coronavirus e lavoro: tutte le misure a favore di lavoratori e imprese
Le conseguenze a livello sanitario dell'emergenza Coronavirus, che in questi giorni sta cambiando la nostra quotidianità, purtroppo le conosciamo tutti. Ci sono però delle conseguenze anche su lavoratori e imprese e delle misure per tamponarle, per quanto possibile.

Purtroppo l’emergenza Coronavirus in Italia sembra essersi aggravata. Recentemente tutta la Lombardia è stata dichiarata zona rossa, insieme ad altre 14 province italiane, ed è sottoposta a particolari misure di sicurezza per prevenire l’ulteriore diffondersi del virus. La situazione è però in continua evoluzione. Questa situazione coinvolge non solo la nostra vita quotidiana, ma anche quella lavorativa, e tocca imprese, dipendenti e liberi professionisti. Molte imprese, infatti, hanno dovuto sospendere le attività, mentre altre si trovano in una situazione di difficoltà, basti pensare a chi opera nel settore del turismo.

Già con il D.L. 2 marzo 2020 n. 9 sono state introdotte le prime misure e sono stati stanziati i primi finanziamenti per fronteggiare questa emergenza. Ora queste misure saranno estese a tutto il territorio nazionale. Vediamo insieme le misure messe in atto per tamponare i disagi e le perdite per lavoratori e imprese.

Coronavirus e lavoro: lo smartworking

Una delle prime misure riguardanti Coronavirus e lavoro è stata l’introduzione dello “smartworking emergenziale”, adottato a livello nazionale a seguito del DPCM del 4 marzo 2020, che ha inoltre consentito in via straordinaria l’attivazione del lavoro agile in forma semplificata. I datori di lavoro sono quindi tenuti, per quanto possibile, ad evitare la presenza fisica in ufficio dei dipendenti, attivando lo smartworking. Questa formula, inoltre, consente di lavorare anche ai dipendenti in quarantena senza rischi per la propria salute e per quella degli altri. Purtroppo, però, non tutte le attività lavorative si prestano a questa modalità di lavoro.

La nuova procedura è prevista fino al 31 luglio 2020 e consente ai datori di lavori di ottemperare agli obblighi di comunicazione semplicemente caricando due file:

  • autocertificazione ed elenco dei lavoratori in regime di smart working;
  • tabella excel contenente i dati dei lavoratori in smart working emergenziale. Bisogna quindi segnalare il codice fiscale del datore di lavoro e del dipendente, insieme a nome, cognome, data e luogo di nascita, n. di PAT e tariffa Inail applicata, data di inizio e di fine del periodo di lavoro da remoto.

Il datore di lavoro dovrà inoltre consegnare ai lavoratori un’informativa sui rischi per la salute e sicurezza sul lavoro. Potrà farlo semplicemente per mail usando i moduli solitamente utilizzati a questo scopo e disponibili sul sito dell’Inail. Queste disposizioni sono state pubblicate direttamente dal Ministero del Lavoro.

Coronavirus e lavoro: la Cassa Integrazione ordinaria

L’art. 13 del D.L. n. 9/2020 prevede l’accesso alla cassa integrazione guadagni ordinaria per tutti i casi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa. Il limite di spesa massima è di 5,8 milioni di euro per l’anno 2020. Possono avvalersi di questa misura le aziende che hanno unità produttive all’interno delle zone rosse oppure le aziende che, pur non operando nelle zone rosse, hanno dipendenti residenti o domiciliati in questi territori, che quindi non possono svolgere la propria attività.

A causa di questa situazione straordinaria, l’attivazione della cassa integrazione è stata semplificata rispetto alle forme ordinarie. In particolare, il datore di lavoro non è soggetto alla comunicazione preventiva delle cause di sospensione o riduzione dell’orario, dei lavoratori interessati e della durata della sospensione e/o riduzione. La richiesta può essere effettuata entro la fine del quarto mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell’attività lavorativa.

Coronavirus
Pixabay | iXimus

Coronavirus e zone rosse: la cassa integrazione in deroga

L’art. 15 del Decreto Legislativo n.9/2020 ha introdotto misure nel limite massimo di spesa pari a 7,3 milioni di euro per il 2020 anche per i datori di lavoro per i quali non si applicano le regole sulla cassa integrazione ordinaria. In questo caso la misura è concessa per un massimo di tre mesi a partire dal 23 febbraio 2020.

Per usufruirne i datori di lavoro dovranno presentare le domande alla Regione competente, che le istruirà seguendo l’ordine cronologico di presentazione. Il trattamento in deroga è concesso con specifico decreto delle Regioni interessate, che dovranno trasmetterlo all’Inps in via telematica entro 48 ore dall’adozione, insieme alla lista dei beneficiari.

L’erogazione avviene tramite pagamento diretto da parte dell’Inps. Il datore di lavoro deve quindi inviare all’ente tutti i dati necessari per il pagamento dell’integrazione salariale. Ciò deve avvenire entro sei mesi dalla fine del periodo di paga in corso alla scadenza del termine di durata della concessione.

Cassa integrazione in deroga per Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna

Tramite l’art. 17 del D.L. n. 9/2020 sono state introdotte altre misure di cassa integrazione in deroga che integrano quelle previste dall’art. 15 che abbiamo visto prima.
Nel dettaglio, il trattamento viene riconosciuto anche dalle regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna ai datori di lavoro che hanno unità produttive oppure lavoratori residenti o domiciliati nei loro territori per i quali non si possano applicare le tutele previste dalle norme ordinarie in materia.

Per procedere alla richiesta di concessione dell’ammortizzatore sociale in deroga è necessario un accordo con le organizzazioni sindacali più rappresentative.
Il trattamento di cassa integrazione in deroga potrà essere assicurato per un periodo massimo di un mese e per un importo massimo per il 2020 pari a:

  • 135 milioni di euro per la regione Lombardia;
  • 40 milioni di euro per la regione Veneto;
  • 25 milioni di euro per la regione Emilia Romagna.

Gli interessati dovranno presentare la domanda alla propria Regione, che le esaminerà secondo l’ordine cronologico di arrivo e provvederà ad inviarle all’Inps insieme alla lista dei beneficiari.  L’Inps procederà al pagamento in forma diretta, provvedendo anche al monitoraggio della spesa.

Coronavirus e lavoratori autonomi, le misure previste

Anche molti lavoratori autonomi sono stati colpiti da questa emergenza sanitaria e si trovano nell’impossibilità di lavorare o si vedono costretti a ridurre in maniera sostanziale le proprie attività. Che fare? Anche per loro, per fortuna, sono previste misure di sostegno al reddito. Potranno beneficiarne tutti i lavoratori autonomi e liberi professionisti, a patto che siano iscritti all’assicurazione generale obbligatoria, i collaboratori coordinati e continuativi e i titolari di contratti di agenzia e di rappresentanza commerciale.

L’indennità prevista è di 500 euro per un massimo di 3 mesi e non costituirà base imponibile per la formazione del reddito; non sarà quindi soggetta a tassazione. Per usufruirne è necessario inviare la propria domanda alla Regione di competenza, che emetterà specifico decreto da inviare in forma telematica all’Inps, la quale provvederà al pagamento diretto.

Zona rossa: sospensione dei mutui e linee di credito dedicate

L’emergenza Coronavirus rischia di mettere in ginocchio l’intera economia italiana. Proprio per questo motivo non è solo il Governo ad attivarsi, ma anche le banche stanno studiando misure per venire incontro a clienti e aziende.

Bnl Gruppo Bnp Paribas dà ad esempio la possibilità di sospendere per sei mesi il pagamento della quota capitale di finanziamenti a breve e a medio termine. Il pagamento slitterà nel piano di rimborso previsto. Non solo: attraverso Artigiancassa, le aziende potranno avere delle linee di credito dedicate per rispondere all’eventuale momentanea carenza di liquidità.

Banca Sella dà la possibilità alle famiglie con mutui per edifici in zone rosse e alle aziende con sede operativa in quei territori di sospendere le rate di pagamento. I clienti potranno decidere se sospendere l’intera rata o la sola quota capitale per un massimo di 12 mesi.

Banca Intesa prevede invece la sospensione fino a 3 mesi delle rate di finanziamenti per la quota capitale o per l’intera rata per le aziende che hanno sedi operative nelle zone rosse. La misura si estende anche alle attività che hanno scambi con la Cina e ai dipendenti di aziende che non possono usufruire di ammortizzatori sociali.

Se volete approfondire qualche aspetto legato all’emergenza Covid-19 vi consigliamo la lettura di alcuni testi:

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