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Danno da mobbing, di cosa si tratta e come provarlo
Danno da mobbing
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Danno da mobbing, di cosa si tratta e come provarlo
Danno da mobbing
Se siete vittima di ingiustizie e comportamenti vessatori sul posto di lavoro può essere che siate vittima di mobbing. Ma come dimostrarlo? E cosa c'è da sapere su questo delicato argomento?

Il danno da mobbing, in particolare, non è sempre facile da dimostrare per vedere riconosciuti i proprio diritti. Ma facciamo un passo indietro.

Danno da mobbing

Pixabay | geralt

Cos’è il mobbing?

Il mobbing è costituito da una serie di comportamenti vessatori messi in atto sul luogo di lavoro da superiori, colleghi o addirittura sottoposti. Questi comportamenti portano all’emarginazione di chi ne è vittima e alla sua perdita di autostima; lo scopo è in genere quello di costringere la vittima a lasciare l’azienda per sua scelta. Ci siamo occupati di questo fenomeno in maniera approfondita in questo articolo.

I tipi di mobbing

Ci sono diverse tipologie di mobbing, che si distinguono a seconda dell’autore delle angherie. Il mobbing può infatti provenire da un superiore (mobbing verticale o bossing), dai colleghi di pari grado (mobbing orizzontale) oppure addirittura dai sottoposti (mobbing dal basso), che si coalizzano contro un superiore per ridicolizzarlo, sminuire la sua autorità e svilire il suo ruolo e il suo potere all’interno dell’azienda.

Danno da mobbing: quali sono i comportamenti che costituiscono mobbing?

Il mobbing è un fenomeno molto più diffuso di quanto si pensi, eppure questi comportamenti non vengono spesso denunciati, anche perchè non si sa precisamente dove finiscano i “dispetti tra colleghi” e i singoli comportamenti scorretti o illegittimi e dove cominci il mobbing vero e proprio.
Per parlare di mobbing, infatti, devono ricorrere determinate condizioni legate alla sistematicità e al perdurare nel tempo di questi atteggiamenti ostili, illegittimi o scorretti di emarginazione e di demansionamento. Si può parlare di mobbing in genere quando questi fatti si ripetono almeno una volta alla settimana per un periodo di almeno sei mesi.
Riassumendo, rientrano nelle condotte riconducibili al mobbing:

  • il demansionamento e la dequalificazione;
  • l’emarginazione sul posto di lavoro;
  • la diffusione di informazioni false e offensive sulla vittima di mobbing;
  • critiche continue e poco giustificate al lavoro del mobbizzato.

C’è una normativa di riferimento?

Sotto il profilo medico e scientifico gli effetti negativi del mobbing sulle persone sono stati studiati e ampiamente dibattuti, ma purtroppo manca ancora una disciplina specifica di riferimento per questo fenomeno. Questo ha inevitabilmente creato incertezze e dubbi.

mobbing

Pixabay | balik

Le responsabilità del datore di lavoro

Dal punto di vista contrattuale, il mobbing rappresenta una violazione da parte del datore di lavoro dell’obbligo di sicurezza previsto per legge. In pratica, il datore di lavoro è tenuto a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei propri dipendenti. Ciò vuol dire non solo limitarsi a mettere in pratica le necessarie misure di sicurezza per preservare la salute dei lavoratori, ma anche non mettere in atto comportamenti che ledono l’integrità psico fisica del lavoratore.
Il datore di lavoro non dovrebbe ovviamente compiere in prima persona questi comportamenti, ma avrebbe anche l’obbligo di ostacolare qualunque condotta di questo genere messa in atto da qualsiasi dipendente della sua azienda nei confronti di un collega, di un sottoposto o di un superiore.
Il datore di lavoro è quindi in torto sia che mobbizzi in prima persona il dipendente, sia che consenta che sia uno dei suoi lavoratori a farlo.

Il danno da mobbing

Gli atti di mobbing compiuti ripetutamente contro una persona possono arrivare a procurare una vera e propria invalidità psico-fisica. Sembra quindi corretto inquadrare il mobbing proprio all’interno della categoria delle malattie professionali, che danno diritto al riconoscimento del danno biologico.
Il danno da mobbing si può suddividere in diverse categorie:

  • danno patrimoniale, ad esempio i soldi spesi per cure mediche o psicologiche;
  • danno non patrimoniale, categoria in cui rientrano le conseguenze negative sulla sfera emotiva, sulla vita sociale e di relazione e così via;
  • all’interno del danno non patrimoniale rientra anche il danno biologico, ossia tutto quello che danneggia l’integrità psico-fisica della persona;

Il danno da mobbing patrimoniale

Entriamo più nello specifico. Nella categoria del danno da mobbing patrimoniale rientrano ad esempio la perdita del reddito in caso di licenziamento come misura estrema di mobbing o di parte dello stipendio in seguito ad un demansionamento ingiustificato. Fanno parte di questa categoria anche le spese affrontate in seguito alle conseguenze del mobbing sul fisico e sulla psiche.

Il danno non patrimoniale

In questo caso possiamo ulteriormente distinguere:

  • il danno esistenziale, causato alla vita di relazione e sociale del mobbizzato;
  • il danno morale, cioè quello causato dall’atteggiamento dei colleghi o dei superiori sulla sfera privata ed emotiva. Su questo fronte la giurisprudenza tende (a quanto pare) a riconoscere questo tipo di danno da mobbing solo se il fatto illegittimo costituisce un reato.

Il danno biologico

Il danno biologico rientra nella casistica del danno non patrimoniale. Si verifica quando viene lesa l’integrità psico-fisica della persona in maniera clinicamente accertabile. Il mobbing, infatti, può arrivare a causare vari tipi di problemi di salute, anche gravi, come ad esempio ansia, depressione, perdita di autostima, dipendenza da alcool o da altre sostanza, malattie cardio-vascolari e obesità.
In questo caso, per avviare una azione per il riconoscimento del danno da mobbing, è necessario presentare la documentazione medica che certifica la patologia e una perizia medico legale che la attesti e la correli al contesto lavorativo ostile.

Ricapitolando, per poter provare il danno da mobbing è necessario dimostrare di fronte ad un giudice del lavoro le condotte mobbizzanti portate avanti nei propri confronti, il danno che ne è derivato, le eventuali patologie psico-fisiche riscontrate e la loro correlazione con gli atti di mobbing subiti.

Come ottenere il risarcimento per il danno da mobbing?

Come prima cosa, il dipendente vittima di mobbing deve scrivere una lettera al datore di lavoro per chiedere il risarcimento del danno da mobbing. Con questa lettera, inoltre, si interrompe anche il termine di prescrizione, che è di dieci anni.
Se il datore di lavoro non dà risposta oppure nega che i fatti siano avvenuti come esposto nella lettera, si dovrà procedere per via giudiziale, facendo ricorso al giudice del lavoro, che dovrà provare accertare l’esistenza di forme di mobbing e condannare l’azienda al risarcimento.

A quanto ammonta il risarcimento per il danno da mobbing

Come è facile immaginare, non c’è una cifra fissa che possiamo indicare. L’entità del risarcimento a cui il dipendente può avere diritto dipende da diversi fattori: il danno è infatti personalizzato e deve essere provato, distinguendo anche tra danno patrimoniale e non patrimoniale.

Per approfondire l’argomento vi consigliamo alcuni testi, di cui uno disponibile esclusivamente in formato digitale.

 

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