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Decoding Global Talent 2018, 3 under30 su 4 vorrebbero lavorare all’estero

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Il sogno dei giovani italiani? Secondo il report Decoding Global Talent 2018 è quello di lavorare all’estero! Questo dato riguarda soprattutto i giovanissimi, ovvero i ragazzi con meno di 30 anni: il 75 per cento di loro, ovvero 3 giovani su 4, infatti, è pronto a cominciare una carriera lavorativa in un Paese diverso dall’Italia.

Questo dato che riguarda le nuove generazioni è in parziale controtendenza rispetto a quelli più generali che riguardano gli italiani e il lavoro: nell’ultimo quadriennio, infatti, l’Italia vede un calo delle persone disponibili a trasferirsi all’estero per lavoro. Si passa così dal 59 per cento di persone disponibili a lavorare all’estero del 2014 al 55 per cento del 2018.
Le dieci destinazioni più gettonate nelle scelte degli italiani per trasferirsi a lavorare in un Paese straniero sono, nell’ordine, Regno Unito, Stati Uniti, Germania, Svizzera, Spagna, Francia, Australia, Canada, Paesi Bassi e Svezia.

A questa visione del mercato del lavoro italiana ha contribuito molto anche il rapporto che da qualche anno si è instaurato tra le nostre università e i paesi esteri: il programma Erasmus, ad esempio, ha influito molto nella creazione di una visione globale dei più giovani, che hanno la possibilità di mettersi subito alla prova in un Paese straniero, imparando ad essere più autonomi e a conoscere culture diverse dalla propria.

Decoding Global Talent 2018, il report

Questo studio sulle persone che cercano un’occupazione nel mondo ha l’obiettivo di capire meglio le tendenze del mercato del lavoro globale ed è stato pubblicato dal Boston Consulting Group (BCG), una società multinazionale di consulenza su temi che riguardano il management. Per realizzare il report la società ha intervistato circa 360 mila persone provenienti da 197 diversi Paesi del mondo.

La situazione globale del mercato del lavoro

Di sicuro uno dei dati più interessanti che emergono dal report Decoding Global Talent 2018 è un significativo calo medio della propensione a trasferirsi all’estero per lavoro: si passa infatti dal 64 per cento del 2014 al 57 per cento del 2018.
Quali sono i fattori che influiscono su questo trend? Di sicuro una delle cause globali principali è costituita da norme più severe per quanto riguarda l’ingresso nei Paesi più desiderati per un trasferimento all’estero, come ad esempio Regno Unito e Stati Uniti.
Ha poi avuto una forte influenza su questo calo anche il miglioramento della situazione economica di alcuni Paesi, soprattutto quelli dell’Europa centrale e orientale, che ha limitato la necessità di spostarsi in un altro Paese per cercare lavoro.

Le differenze di genere influiscono

Anche le differenze di genere nella ricerca di un lavoro all’estero hanno spazio nel Decoding Global Talent 2018. Si evidenzia infatti che a livello globale le donne sono meno interessate ad un trasferimento rispetto agli uomini (53 per cento contro 61 per cento); si sottolinea inoltre che il 61 per cento di persone nella fascia d’età compresa tra i 20 e i 30 anni è propenso alla mobilità, contro il 44 per cento degli over 60.
Ciò che accomuna uomini e donne, giovani e meno giovani, è la motivazione che spesso porta a pensare ad un lavoro all’estero: quella di mettere maggiormente a frutto le proprie competenze in ambito digitale (motivazione che riguarda ben il 67 per cento degli intervistati).

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