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Guida al congedo matrimoniale: cos’è e a chi spetta
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Guida al congedo matrimoniale: cos’è e a chi spetta
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Per il matrimonio dei vostri sogni è tutto pronto: l'abito giusto, il bouquet, gli addobbi, la prenotazione del ristorante e il relativo menu... ma siete sicuri di aver pensato proprio a tutto? Ricordatevi ad esempio che probabilmente avete diritto al congedo matrimoniale. Scopriamo insieme tutto quello che c'è da sapere sull'argomento.

Il congedo matrimoniale è un congedo straordinario concesso ai neo sposi in occasione del loro matrimonio civile o concordatario. Spetta a tutti i dipendenti pubblici e privati, ma per ottenerlo bisogna richiederlo tramite le apposite procedure.
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Pixabay | miltonhuallpa95

Un po’ di storia

Il congedo matrimoniale, che a volte viene chiamato anche licenza matrimoniale oppure permesso matrimoniale, è stato introdotto in Italia nel 1937 grazie al Regio Decreto Legge n. 1334.
Inizialmente ne poteva usufruire per ben 15 giorni solo il personale impiegatizio del settore pubblico e di quello privato. A partire dal 1941, però, il contratto collettivo interconfederale ha cominciato a riconoscere il diritto di avere 8 giorni di congedo anche in occasione del matrimonio dei dipendenti di aziende industriali, artigiane e cooperative.
In seguito il contratto collettivo nazionale di lavoro ha eliminato questa disparità di trattamento tra operai e impiegati, portando a 15 i giorni di congedo concessi agli operai.

La legge n. 76/2016 (la cosiddetta Legge Cirinnà) ha infine esteso il diritto a godere del congedo matrimoniale anche alle coppie omosessuali unite civilmente.

Chi può godere del congedo matrimoniale

Questo beneficio spetta in occasione del matrimonio civile o concordatario di operai, apprendisti, lavoratori a domicilio, marittimi di bassa forza e dipendenti da aziende industriali, artigiane, cooperative. Ci sono però alcune condizioni da rispettare:

  • il congedo deve essere fruito entro 30 giorni dalla celebrazione del matrimonio;
  • il rapporto di lavoro deve essere in atto da almeno una settimana;
  • il lavoratore può non essere in servizio per malattia, sospensione del lavoro, richiamo alle armi, anche se il rapporto di lavoro deve comunque essere in corso;
  • i disoccupati devono essere in grado di dimostrare che nei 90 giorni che precedono il matrimonio hanno lavorato per almeno 15 giorni come dipendenti di azienda industriali, artigiane o cooperative.

Congedo matrimoniale per i lavoratori dipendenti

Spesso ci si domanda se i lavoratori dipendenti a tempo determinato abbiano diritto al congedo matrimoniale come i colleghi a tempo indeterminato. La risposta è sì, da questo punto di vista lavoratori a tempo determinato e indeterminato hanno gli stessi diritti. Nel caso dei lavoratori assunti con contratti a scadenza, però, il periodo del congedo deve rientrare nel periodo di lavoro coperto dal contratto. Il congedo matrimoniale non spetta, invece, ai lavoratori assunti da meno di una settimana e a quelli che stanno ancora effettuando il loro periodo di prova.

Una nota importante

C’è una cosa importante da sottolineare: ai fini del congedo retribuito, infatti, è riconosciuto solo il matrimonio avente effetti civili. Sono quindi validi da questo punto di vista il matrimonio civile, il matrimonio concordatario e l’unione civile, ma non il solo matrimonio religioso.
Questo comporta che il congedo matrimoniale può essere richiesto anche in caso di seconde nozze, purchè abbiano effetto civile.

Chi non ha diritto al congedo

Ci sono alcuni sposini che purtroppo dovranno rinunciare a questo periodo di congedo retribuito in occasione delle loro nozze. Non hanno diritto al congedo matrimoniale gli impiegati e i dirigenti di aziende artigiane o industriali, i dipendenti delle aziende agricole, gli impiegati di enti locali e statali e tutti gli impiegati delle aziende che non versano il contributo alla Cassa Assegni Familiari (CUAF).

Quanto dura il congedo matrimoniale?

Solitamente il congedo matrimoniale ha una durata di 15 giorni continuativi, compresi sabati, domeniche e festività infrasettimanali. Un bel periodo di tempo, insomma, da trascorrere con la propria dolce metà dopo aver convolato a nozze!
Ogni contratto di lavoro, però, può prevedere una durata diversa a seconda delle qualifiche e del settore di appartenenza del richiedente.

Non è comunque possibile far ricadere questo periodo durante le ferie o durante il preavviso di licenziamento. In genere il congedo matrimoniale deve essere utilizzato entro 30 giorni dalla data di celebrazione del matrimonio, ma la Corte di Cassazione ha stabilito che questo termine non deve decorrere necessariamente dal giorno delle nozze. E’ stato infatti stabilito che, rispettando le esigenze personali del lavoratore e quelle dell’azienda, il periodo di congedo può anche non essere fruito nei giorni immediatamente successivi alle nozze ma in un “periodo ragionevolmente connesso” (Cass. sent. n. 9150/2012).

Come richiedere il congedo matrimoniale?

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Pixabay | epicioci

Quanto tempo prima si chiede il congedo matrimoniale, e come? Il periodo di congedo dovrebbe essere richiesto al datore di lavoro con ampio anticipo. In genere la domanda di fruizione del congedo matrimoniale dovrebbe essere presentata almeno 6 giorni prima del giorno della cerimonia, ma il periodo di preavviso può essere anche più lungo, a seconda delle condizioni stabilite dal contratto. Questo permetterà di organizzare al meglio le attività aziendali. Ricordiamo infatti che il datore di lavoro non è obbligato a concedere i giorni di permesso proprio nei giorni richiesti dal dipendente. Un ampio preavviso permetterà di organizzare il lavoro al meglio in modo da poter venire incontro ai desideri dei neo sposi.

Nella domanda di congedo devono essere indicati in maniera chiara la data in cui si svolgerà la cerimonia e i giorni di astensione lavorativa di cui si vuole usufruire. A questo proposito è sufficiente inviare o consegnare a mano un modulo di comunicazione del congedo matrimoniale al proprio datore di lavoro.

Al rientro sul posto di lavoro, o comunque non oltre 60 giorni dal termine del congedo, il lavoratore è tenuto a consegnare al datore di lavoro il certificato di matrimonio o una documentazione sostitutiva che attesti l’avvenuto matrimonio. Se non è possibile produrre la certificazione nei termini, si può presentare un certificato rilasciato dall’autorità religiosa o una dichiarazione sostitutiva autenticata, purché successivamente si provveda a consegnare la documentazione prevista.

La retribuzione per il periodo di congedo

E veniamo alla fatidica domanda: che retribuzione spetta agli sposini che richiedono il congedo matrimoniale? Cominciamo con il dire che il congedo matrimoniale è un’assenza giustificata dal lavoro e come tale deve essere retribuita regolarmente.

Ci sono però delle differenze a seconda del tipo di lavoro che si svolge. Gli impiegati che usufruiscono di questo periodo di astensione dal lavoro, infatti, sono considerati in attività di servizio e hanno diritto alla normale retribuzione. L’onere spetta al datore di lavoro e il congedo viene normalmente retribuito in busta paga.
Leggermente diversa la situazione degli operai di aziende industriali, artigiane e cooperative. In questo caso, infatti, scatta il congedo matrimoniale Inps, cioè un assegno a carico dell’ente di importo pari al compenso di 7 giorni di lavoro. Sarà poi il datore di lavoro ad integrare questa cifra fino a garantire al proprio dipendente la regolare retribuzione per tutti i 15 giorni di congedo.

La richiesta per avere l’assegno per il congedo matrimoniale Inps può essere inoltrata attraverso il portale web dell’istituto, tramite i patronati oppure attraverso il contact center Inps.
Questo assegno viene conteggiato ai fini dei calcoli per il TFR e impatterà quindi sulla relativa tassazione. La retribuzione che si percepisce in questo periodo, inoltre, è utile ai fini della maturazione delle ferie e della tredicesima.

Si può rinunciare al congedo matrimoniale?

Può sembrare strano, ma c’è davvero qualcuno che si chiede se è possibile rinunciare a quindici giorni di astensione dal lavoro retribuita. In realtà non c’è una norma che obblighi il lavoratore ad usufruire di questo permesso quindi, sì, si può rinunciare al congedo matrimoniale oppure usufruirne solo in parte.

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