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Identikit professionale: chi è l’infermiere di famiglia
Figura professionale ancora poco conosciuta nel nostro Paese, l’infermiere di famiglia è da anni un importante punto di riferimento all'interno del sistema infermieristico e assistenziale degli stati europei più avanzati.

Ovunque si è in cerca di un equilibrio tra l’assistenza ospedaliera e le spese economiche: proprio da ciò scaturisce la crescente attenzione verso nuovi modelli assistenziali capaci di garantire l’elevata qualità del servizio, ma ad un costo di certo inferiore. Da sottolineare, inoltre, come nel tempo sia notevolmente aumentata la frequenza di patologie croniche per le quali è necessario continuare con delle forme di assistenza infermieristica anche dopo la dimissione dall’ospedale. Già da anni l’OMS, Organizzazione Mondiale della Salute, sostiene con forza l’importanza che avrà in futuro l’infermiere di famiglia destinato a diventare, insieme al medico di famiglia, uno dei responsabili della salute della famiglia. Se state valutando il percorso di studi da intraprendere e siete interessati a questo settore, saperne di più su questa figura professionale potrebbe rivelarsi utile per conoscere nuovi sbocchi lavorativi.

Il ruolo dell’infermiere di famiglia

L’infermiere di famiglia vivrà a stretto contatto sia con il paziente che con la sua famiglia cercando di aiutare tutti ad affrontare al meglio il periodo della malattia o di eventuali disabilità croniche. Oltre a fornire informazioni specifiche riguardo la patologia in questione, offrirà le proprie competenze per spiegare e far comprendere i vantaggi legati ad uno stile di vita sano in modo da facilitare il progressivo spostamento di attenzione dal concetto di “cura” a quella di “prevenzione”. Grazie al lavoro svolto da questi professionisti si faciliteranno le dimissioni dagli ospedali e, concretamente, ciò ha un duplice vantaggio poiché, da un lato, si registra un importante risparmio economico nelle spese sanitarie e, dall’altro lato, il paziente ha la possibilità di terminare le cure a casa, circondato dagli affetti e dalle proprie comodità. I suoi compiti possono essere riassunti nel seguente modo:

  • aiutare i pazienti ad accettare la malattia e le disabilità;
  • instaurare un rapporto diretto con il paziente e la sua famiglia;
  • fornire consulenza in materia di salute, stili di vita sani e sull’importanza della diagnosi precoce;
  • conoscere bene il territorio in cui si opera in modo da poter richiedere l’intervento della rete dei servizi territoriali;
  • assicurare l’assistenza infermieristica domiciliare e divenire una figura di collegamento tra la famiglia e il proprio medico.

Sono molti i campi di applicazione dell’infermiere di famiglia. Tra questi vi sono, ad esempio, gli ambulatori territoriali in cui l’infermiere insieme ad un gruppo di specialisti si occupa di pazienti affetti da specifiche patologie (modello in fase di sperimentazione in Valle d’Aosta). Un altro ambito è rappresentato dai “Cronic care model”, cioè gruppi che prendono in carico migliaia di persone e portano avanti interessanti iniziative in cui si uniscono armoniosamente educazione sanitaria e cure (modello in fase di sperimentazione in Toscana). Infine vi è, come precedentemente detto, l’assistenza alle famiglie.

Se si considera che, nel giro di qualche anno tutti i sistemi sanitari europei dovranno incrementare la presenza di presidi territoriali in cui gli infermieri di famiglia potranno lavorare non solo in concomitanza con i vari medici, ma anche svolgere attività di formazione ed insegnare soprattutto ai soggetti più deboli, quali anziani e malati in casa, in che modo migliorare la qualità della propria vita, si comprende facilmente come le prospettive lavorative siano davvero molteplici. Al momento, in Italia, tale figura professionale non si è ancora diffusa su tutta la penisola ed è circondata da un alone di diffidenza dovuto proprio alla sua elevata indipendenza. Nonostante ciò, però, si iniziano a compiere i primi passi sia da un punto di vista legislativo sia mediante l’attivazione di master e corsi di specializzazione creati appositamente per la formazione di questa nuova tipologia di infermieri. Consapevole del successo che l’infermiere di famiglia sta riscuotendo negli Stati Uniti e nei Paesi anglosassoni, l’OMS spinge affinché si raggiungano tali risultati anche nel resto dell’Europa.

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