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Il Riscatto di laurea: scopriamolo insieme.
In un periodo in cui le parole “laurea” e “pensione” hanno perso un po’ la loro aura mitica e fanno quasi sorridere, c’è una possibilità per recuperare tutti gli anni spesi appresso alle sessioni d’esame: il riscatto del corso di laurea. Ovvero l’istituto che vuole dare valore, in termini pensionistici, al tempo impiegato a finire l’università.

Per ottenere il riscatto di laurea, cosa bisogna fare? Chiamare la polizia?

Partiamo dalle cose che possono sembrare ovvie: è necessario avere il diploma di laurea o un titolo equivalente. Secondo requisito: il lasso di tempo per cui si chiede il riscatto non deve esser stato coperto dalla contribuzione, obbligatoria o figurativa. Non solo dal fondo a cui è stata destinata la richiesta del riscatto, ma anche presso altri regimi previdenziali.

Non è finita qui: è necessario inoltre esser titolari di contribuzione, per lo meno obbligatorio, nell’ordinamento pensionistico verso cui si è rivolta la domanda di riscatto. Salvo eccezioni.

A chi si rivolge questa possibilità?

Il riscatto di laurea è un servizio che comprende tutti coloro che abbiano ottenuto la tanto sudata laurea (o un titolo equiparabile). Ma non solo: buone notizie anche per chi momentaneamente è inoccupato. Infatti, è possibile fare la domanda anche per loro, che non sono mai stati iscritti a una forma di contribuzione previdenziale. E che non hanno svolto alcun lavoro né in Italia né all’estero.

E quindi, un po’ di dettagli succosi

Naturalmente come tutti gli iter burocratici, i parametri da controllare sono tanti. Siete sicuri di esser i prescelti? Controlliamo insieme. Ecco la lista:

  • i titolari dei diplomi universitari, i cui corsi non siano stati di durata inferiore a due e superiore a tre anni;
  • oppure i diplomi universitari i cui corsi abbiano avuto una durata non inferiore ai quattro e superiore a sei anni;
  • i diplomi di specializzazione post laurea non di durata inferiore a due anni;
  • sono compresi anche i dottorati di ricerca i cui corsi sono regolati da specifiche disposizioni di legge;
  • rientrano nell’elenco i titoli accademici: Laurea triennale e Laurea Specialistica. Oppure se portato a termine un corso biennale propedeutico alla laurea.

E allora chi è escluso?

I fuori corso. Chi è già coperto da una forma di contribuzione obbligatoria o figurativa. Oppure chi ha già fatto richiesta di un altro riscatto presso lo stesso fondo in cui si voleva domandare quest’ulteriore servizio; ma anche se rivolta ad altri regimi previdenziali.

Non è poi tanto facile poter riscattare i periodi di studio compiuti all’estero: prima bisogna affrontare una trafila burocratica di sicuro sfidante, per stabilire quali titoli siano riconosciuti dalle università italiane. Decisione affidata alla consulenza del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

Facciamo un po’ di calcoli

Cerchiamo di capire quindi a quanto ammonterebbe la cifra da versare. Il risultato si ricava dalle norme che regolano la liquidazione della pensione attraverso il sistema retributivo oppure quello contributivo. Chiaramente, considerato il periodo oggetto di riscatto.

Parliamo quindi del “sistema retributivo”

In questo caso, l’importo da versare varia a seconda dell’età, del lasso di tempo da riscattare, del genere e delle retribuzioni percepite negli ultimi anni. La cifra sarà identificabile con il capitale di copertura che corrisponde alla quota di pensione che, dopo aver ottenuto il beneficio pensionistico, potrebbe esser attribuita all’interessato.

E poi c’è il “sistema contributivo”

Se si rientra in questa seconda categoria, la cifra finale sarà il frutto dell’applicazione dell’aliquota contributiva vigente nella data della richiesta di riscatto – sì, sembra sempre un rapimento ma non lo è –  Dunque, questa famosa aliquota è la stessa soggetta alla contribuzione recepita nei 12 mesi meno distanti dal giorno in cui è stata presentata la richiesta. Messa poi in relazione al lasso di tempo che interessa il riscatto.

Devo sborsare tutto e subito, o posso tirare un po’ il fiato?

Sebbene si parli di “riscatto”, ancora una volta, non stiamo parlando di estorsione di alcun tipo! Quindi no: non è obbligatorio tirar fuori cifre da panico tutto in una volta: si può anche pagare in 120 rate mensili.

Attenzione!

Se non viene pagata la prima rata o l’intera cifra in un unico pagamento, allora l’Inps valuterà la richiesta annullata e, in questo caso, non si potrà fare di nuovo domanda. Si può ritardare il pagamento puntuale delle rate, ma non più di 5 volte senza sforare i 30 giorni dalla data prevista. Infine, si possono fermare i versamenti, senza annullare i pagamenti già effettuati.

Buone nuove per il 2019

Questo è un anno fortunato per chi vuole riscattarsi: esiste la formula agevolata ex D.L. 4/2019. Per cui l’onere è più vantaggioso rispetto a quello ordinario. Infatti, indipendentemente dal reddito del richiedente, il costo di un anno di riscatto sarà comunque pari a 5.239,74 euro (15.878 euro x 33%).

Per dettagli, operazioni, avviamento delle pratiche, non resta che spulciare il sito dell’Inps.

Siete pronti per affrontare “i rapitori”!

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