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In nero. Quali sono le sanzioni del lavoro fuori norma?
Lo sfruttamento del lavoro in nero non sembra intenzionato a diminuire . E così i lavoratori italiani ne pagano le conseguenze, in particolare i cosiddetti “lavoratori deboli”, quelli disposti ad accettare qualsiasi condizione pur di sbarcare il lunari. Tuttavia sembra che qualcosa cominci a muoversi: aumentano le multe ai danni dei datori che impiegano personale irregolare.

Iva, Irap, Irpef, Inail, ritenuta d’acconto… quanti acronimi… quanti nomi… quante %, ma soprattutto quanti soldi… che se ne vanno dalla busta paga, così come dai compensi dei liberi professionisti. Eppure non è questo, probabilmente, che spinge tanti italiani, oggi giorno, a scegliere di lavorare fuori norma, o come si dice comunemente “in nero”. Eh già, le motivazioni sono altre: la difficoltà nel trovare un lavoro ufficiale in primis. D’altra parte si sa, all’alba del 2012 l’evasione fiscale è uno dei mali maggiori del paese.

Lo sfruttamento del lavoro in nero, malgrado le sanzioni, non sembra intenzionato a diminuire tanto a breve. E così i lavoratori italiani ne pagano le conseguenze, in particolare i cosiddetti “lavoratori deboli”, quelli disposti ad accettare qualsiasi condizione pur di portare qualche euro a casa e sbarcare il lunario… Giovani ed immigrati al primo posto, non senza scordare le donne al secondo. Tuttavia sembra che qualcosa cominci a muoversi – un po’ più rispetto agli ultimi anni quantomeno: il legislatore sta infatti aumentando l’importo delle multe ai danni dei datori che impiegano personale irregolare.

Quali sono, dunque, le sanzioni previste per il lavoro in nero? Terzina: sono infatti previste tanto sanzioni civili quanto amministrative e anche penali. Un mix completo a base di multe e reclusioni! Come dire… ce n’è per tutti i gusti.

SANZIONI CIVILE E AMMINISTRATIVE

Regolate dalla circolare 38/2010 (emanata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali) e sono articolate sulla base dello schema da essa definito per i lavoratori subordinati:

  • dai 1.500 ai 12.000 euro se il lavoratore non è iscritto all’Inps; più un’aggiunta di 150,00 euro per ogni giorno di lavoro effettuato. Se il lavoratore viene regolarizzato in un secondo momento, la sanzione scende: dai 1.000 agli 8.000 euro, con l’aggiunta di 30,00 euro per ogni giorni di lavoro effettuato
  • maggiorazione del 50% sull’importo dei contributi, nonché fino a 2 anni di reclusione, nel caso in cui non siano stati versati i contributi obbligatori
  • multa pari a 1.032 euro, nonché fino a 3 anni di reclusione, nel caso in cui non siano stati versati i contributi previdenziali
  • se invece i contributi sono stati versati in ritardo: se il datore regolarizza il versamento spontaneamente (entro 12 mesi dalla scadenza), la sanzione applicata va dai 100,00  ai 500,00 euro.

ATTENZIONE

Le sanzioni sinora descritte non sono tuttavia applicabili nel caso in cui non sia ravvisabile un rapporto di lavoro subordinato. In altre parole, si applica la normativa precedente ai contratti di collaborazione (contratti co.co.co o a progetto o anche i collaboratori domestici).

SANZIONI PIÙ ASPRE: LA CIRCOLARE 38/2010 CONTRO IL SOMMERSO

Con la circolare 38/2010, il  Ministero del Lavoro ha voluto lanciare un messaggio chiaro: scoraggiare qualsiasi tipo di impiego e/o collaborazione professionale in nero. Ecco spiegato il perché delle punizioni più pesanti e mirate. Unico neo? Il fatto che la circolare non colpisca tutte le categorie di lavoratori, permettendo quindi il persistere di “eccezioni” che ne riducono a tutti gli effetti l’efficacia.

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