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Professione intrapreneur, un dipendente con mentalità da imprenditore
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Professione intrapreneur, un dipendente con mentalità da imprenditore
Intrapreneur: dipendente o imprenditore? La verità, come spesso accade, sta nel mezzo: cerchiamo di capire assieme in cosa consiste una delle figure professionali più ricercate dalle aziende.

Se siete persone in grado di portare a termine con successo più attività insieme e siete anche dotati di uno spirito intraprendente, allora avete le due qualità base per diventare Intrapreneur. Si tratta di professionisti che stanno conquistando il cuore delle aziende, che sempre più hanno bisogno di risorse proattive su cui contare per rimanere competitive sul mercato. Vediamo quali sono le principali caratteristiche di questa figura.

Intrapreneur: una parola difficile quanto il successo

Intrapreneurship è un termine che ormai compare spesso quando si analizzano realtà che si distinguono per i risultati. Di questo sono grandi promotori gli specialisti di una società importante nel campo del recruitment di profili per top e middle management, Hays.

Quest’ultima, in uno dei numeri del suo giornale, ha sottolineato come le realtà che hanno registrato migliori rendimenti sono le stesse che hanno dato il giusto spazio agli intrapreneur, in grado di coordinare operazioni quotidiane con un’anima proattiva.

Chi è l’intrapreneur?

Sono in pratica del piccoli imprenditori che portano innovazione all’interno delle aziende. Il termine intrapreneur nasce infatti da un gioco di parole tra intra-corporate (interno all’azienda) e entrapreneur (imprenditore). Questa figura, quindi, inserita in un quadro professionale adatto, è in grado di arricchire le operazioni giornaliere previste dalle imprese grazie all’applicazione di nuove idee di business. Il suo pane quotidiano sono l’innovazione e la proposta di contenuti nuovi.

L’intrapreneur: per metà dipendente e per metà imprenditore

intrapreneur

Pixabay | PublicDomainPictures

Nel futuro delle aziende, l’intrapreneur è un professionista sempre più indispensabile in quanto capace di coniugare due caratteristiche tra di loro opposte, come il lavoro autonomo e quello da dipendente. Ha quindi l’abilità di far convivere l’iniziativa personale tipica di un imprenditore e la posizione subordinata che si ricopre all’interno di una realtà produttiva.

Una risorsa in tutti i sensi per le aziende, così come confermano i recruiter di Hays: l’intrapreneur è portatore di innovazione e per questo, negli ultimi tempi, è sempre più richiesto dalle risorse umane in fase di selezione.

Attenzione: facciamo un necessario distinguo

Nonostante l’intrapreneur abbia degli elementi in comune con l’imprenditore, ci sono delle differenze tra le due figure. Nel primo caso, lo scopo ultimo delle azioni è quello di portare innovazione all’interno di un contesto aziendale già consolidato, burocraticamente e gerarchicamente. L’imprenditore più tradizionale, invece, tendenzialmente vuole creare dei business ex novo e posizionarsi con essi sul mercato.

Altra differenza: l’imprenditore classico gode di massima libertà nella gestione delle proprie risorse finanziarie e investe autonomamente i suoi soldi. Al contrario, l’intrapreneur deve sempre confrontarsi con la realtà organizzativa da cui dipende e che gestisce i finanziamenti.

Come si è evoluto l’intrapreneur nel tempo

Lo stesso termine di “intrapreneurship” ha visto la luce nel 1978, quando Gifford e Elizabeth Pinchot, all’epoca ancora studenti, hanno messo ordine sulla loro idea di intra-corporate-entrapreneur. Poi, nel 1985, è stato l’economista Norman Macrae a definire meglio il pensiero di Gifford e Pinchot diventando “fondatore dell’intrapreneurship”.

Da quel momento in poi, l’intrapreneurship ha conquistato il mercato del lavoro, affinando strategie e modi di procedere. Oggi l’intrapreneur è una figura che è esplosa, intercettando l’esigenza di innovarsi verso una forma di industria 4.0 di molte imprese più tradizionali. La dinamicità di tutti i settori ha posto le aziende nella situazione di doversi confrontare con nuovi percorsi di crescita ed è proprio in questo contesto che l’intrapreneur trova terreno fertile.

Ultimamente, in aggiunta a queste premesse, è diventato preponderante un altro catalizzatore per il successo dell’intrapreneur. Parliamo dei Millennial, una categoria composta da giovani costantemente alla ricerca di nuove soluzioni in maniera creativa e che sempre più spostano i limiti tradizionali del mondo professionale. All’interno di una realtà imprenditoriale, questo si trasforma in una vera e propria spinta verso startup e innovazioni del business. Grazie all’attività dell’intrapreneur, questi stimoli potranno crescere all’interno dell’azienda in cui già sono impiegati.

Focus dell’intrapreneur: rinnovare il business dalle attività quotidiane

intrapreneur

Pixabay | SplitShire

L’avvento di start-up sempre più innovative sta spingendo le aziende di tutte le dimensioni a ripensare i vecchi modelli di business, elaborandone di nuovi per restare al passo con le nuove sfide del mercato. E si sta diffondendo la convinzione che queste novità non debbano essere calate dai piani alti, ma da quelle figure professionali che si confrontano quotidianamente con le esigenze della propria azienda“. Così ci aiuta a capire ancora meglio Carlos Soave, Managing Director Hays Italia.

E poi aggiunge: “L’intrapreneurship offre al professionista notevoli vantaggi sia a livelli di assunzione, sia di mantenimento del posto di lavoro. Gli intrapreneur, infatti, hanno la libertà di sviluppare e realizzare le proprie idee senza dover lasciare l’azienda, ma al contrario diventando sempre più parte integrante di essa”.

Come può un’azienda incoraggiare l’intrapreneur?

Ancora secondo la ricerca fornita da Hays, esistono ben 3 approcci all’intrapreneurship. Si parte dall’accettare il lavoro dell’intrapreneur come uno di quelli costitutivi della fase di valutazione del rendimento dei dipendenti. Poi, si procede con l’applicazione di schemi più flessibili di lavoro, che permettano al potenziale intrapreneur di gestire le sue mansioni da remoto. Per concludere, è necessario armarsi di spirito critico e mettere in discussione qualsiasi impostazione e idea, senza che questo infici le prestazioni.

L’intrapreneur usa l’imprenditorialità per facilitare le aziende

Sembra scontato, ma non lo è, il fatto che l’esistenza dell’intrapreneur nasce a servizio della struttura aziendale in quanto utilizza lo spirito imprenditoriale per semplificare molti dei processi organizzativi, logistici ed economici. Si va così incontro alle esigenze di tempistiche sempre più veloci e che per questo necessitano l’azione rapida di un intrapreneur.

Questo si dovrà quindi circondare da un team proattivo, che possa raggiungere tutti gli obiettivi di business e sposare la causa di crescita evolutiva di un’impresa tradizionale. L’intrapreneur porta quindi nuova vita alle aziende che, altrimenti, diventerebbero obsolete.

Caratteristiche dell’intrapreneur

Ovviamente dovrà avere vocazione verso l’innovazione, talento creativo e capacità di problem solving, caratteristiche che non possono mancare per un professionista che ha il compito di trovare nuovi percorsi di sviluppo e di risolvere situazioni organizzative “vecchie” con un approccio originale.

Per fare questo, l’intrapreneur deve anche prendersi diverse responsabilità decisionali: a questo nuovo professionista a metà tra l’imprenditore e il dipendente è infatti richiesta la capacità di lavorare in autonomia sulle proprie idee di business. Gli intrapreneur sono capi di se stessi, nonostante lavorino alle dipendenze di un’azienda, e devono pertanto mostrare capacità gestionali spiccate così da poter concretizzare le innovazioni più radicali mantenendo però l’equilibrio con le attività di tutti i giorni.

Queste abilità si articolano in due azioni

La prima è il “learning by doing”, ovvero il saper apprendere dalle proprie azioni a reagire di fronte a nuove sfide. In effetti, la padronanza approfondita delle proprie mosse rende possibile distinguere quali siano le soluzioni più efficaci per superare gli ostacoli e aiuta anche a metterle in pratica
Poi, il “lean startup”: essere in grado cioè di abbracciare e far crescere un approccio del fallimento. Come funziona? Parliamo di una vera e propria cultura per il quale si è pronti a rimediare agli errori, in quanto già consapevoli della loro influenza sulla struttura aziendale. Proprio in virtù di questa consapevolezza, lo sbaglio di per sé non fa più paura, anzi: è un momento necessario per pensare nuove soluzioni. L’intrapreneur quindi non fugge di fronte all’errore, ma lo contempla come fase costitutiva del processo innovativo.

Chi è il potenziale intrapreneur?

Imprenditori d’Italia, sappiate che con molta probabilità all’interno della vostra azienda esiste già il vostro intrapreneur e ancora non lo sapete. Ma se fate uno sforzo e vi concentrate, potreste già individuare chi sia tra i vostri dipendenti quella risorsa che ha l’animo dell’intrapreneur. Tutti i lavoratori potenzialmente lo sono, ma pochi sono disposti a farsene carico: alzi la mano chi è disposto a lavorare al di fuori dai canonici orari di lavoro, con la paura di non essere neppure apprezzati per le proprie scelte.

intrapreneur

Pixabay | johnhain

Non tanti, vero? In più, le persone dotate di una buona capacità di persuasione non rappresentano un gran numero perché non tutti sono abili nell’indirizzare verso nuove vie strutture resistenti di per sé al cambiamento.

Per questi motivi risulta indispensabile per l’imprenditore selezionare i propri intrapreneur e poi dare loro la possibilità di esprimere il loro potenziale.

E voi, vi sentite un po’ lo spirito dell’intrapreneur? Scopritevi come innovatori aziendali e cominciate a cambiare dall’interno la vostra realtà professionale!

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