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L’ansia da colloquio e le conseguenze sul comportamento
Quando si cerca lavoro, la parte più difficile sembra quella della prima selezione: quando, a partire da un curriculum, si viene scelti davanti ad altri e si accede alla seconda fase, quella del colloquio.

In realtà, anche questo passaggio nasconde delle insidie: se è vero che mostrarsi di persona può aiutare ad esprimere tutto il proprio potenziale molto meglio che con un semplice invio del c.v., è altrettanto vero che il colloquio può esporre una persona ad ulteriori difficoltà.

Durante il colloquio, una delle problematiche da affrontare è quella legata all’ansia: una persona validissima e adatta all’azienda può vedere le proprie possibilità diminuite a causa dell’incapacità di gestire l’ansia da colloquio, mentre un’altra persona, magari meno adatta di altri, può riuscire nel proprio intento grazie alla calma e alla lucidità.

Certo, gli esaminatori sanno benissimo quanto l’agitazione possa compromettere anche un buon colloquio e magari non cestineranno un ottimo curriculum solo perché il candidato è un po’ teso, ma spesso – oltre ad evidenti balbettii, pause o vuoti di memoria – ci sono alcuni atteggiamenti non verbali che, durante un colloquio, possono influenzare inconsciamente anche l’esaminatore più disponibile.

Il ruolo della comunicazione non verbale durante un colloquio

Sappiamo quanto sia necessario controllare alcuni aspetti di noi stessi quando affrontiamo determinate situazioni, come ad esempio un colloquio: vestirsi bene, dire la verità sulle proprie esperienze, non alzare la voce né tenerla troppo bassa e così via.

Quello che si conosce meno è un aspetto per nulla secondario che, tuttavia, ha la stessa importanza di tutti gli altri elementi: il nostro modo di porci, la postura e lo sguardo possono avere un’importanza fondamentale in tutti gli aspetti della nostra vita, in particolare nei colloqui.

L’esaminatore, attento a valutare tutto ciò che diciamo, potrebbe essere influenzato durante il nostro colloquio da alcuni nostri atteggiamenti, quindi è necessario stare molto attenti ad alcune reazioni che potremmo avere senza nemmeno accorgercene.

Ad esempio, se durante il colloquio distogliamo molto spesso lo sguardo dal nostro interlocutore, manifesteremo disinteresse, ma al contrario se fisseremo troppo l’esaminatore il rischio sarà quello di passargli un messaggio di sfida: il contatto oculare, infatti, aumenta l’attivazione nervosa e, se prolungato, assume in molte specie, compresa quella umana, un valore di minaccia.

Una buona via di mezzo durante il colloquio riuscirà ad evidenziare il nostro interesse e a mostrarci come candidati attenti al discorso in atto.

Spesso, a causa dell’ansia, ci si ritrova ad esasperare alcune gestualità e non è raro chiedersi dopo il colloquio: “Ma perché ho fatto così?”

Il non sentirsi a proprio agio porta una persona a mettersi in dubbio su moltissimi aspetti, come ad esempio l’annoso problema “come metto le mani?”: il fatto di essere italiani, e quindi grandi gesticolatori, non ci aiuta durante il colloquio.

Per evitare di reagire all’ansia da colloquio con una risposta motoria e quindi muovendoci in modo eccessivo, è più indicato tenere le mani sulle gambe, così da non dover preoccuparci della loro posizione.

La postura è un altro fattore fondamentale nella vita quotidiana e, in particolare, quando si è ad un colloquio.

Non solo è consigliato stare in posizione eretta e composta, ma anche mantenere una giusta distanza tra noi e chi ci esamina al colloquio.

Se, infatti, si mantiene una posizione quasi inarcata verso la sedia e magari anche le braccia incrociate, il messaggio che passerà sarà quello della voluta distanza, assolutamente sconsigliata durante un colloquio perché fa credere all’interlocutore che ci sia disinteresse o diffidenza nei suoi confronti. Al contrario, se ci si protrae leggermente verso l’esaminatore al colloquio si manifesta interesse all’argomento che viene trattato in quel frangente: attenzione, però, a non farlo troppo spesso o il nostro gesto perderà significato.

Come tenere sotto controllo gli aspetti non verbali durante un colloquio?

A differenza del linguaggio verbale, tutti gli aspetti appena enunciati sono difficili da controllare: ci vuole esperienza e questa va appresa in situazioni meno ansiogene del colloquio.

Infatti, più ci si concentra su una delle due parti e più l’altra ne risente ed è ovvio che, ad un colloquio, si tenda a stare molto più attenti a ciò che si dice, al come lo si dice, alla comprensione delle domande e così via; è questo il motivo per cui perdiamo molto di più il controllo su tutti i fattori non verbali, proprio perché la nostra attenzione, se siamo ad un colloquio, si concentra maggiormente sulla zona verbale e la nostra emotività si manifesta inconsciamente attraverso la gestualità.

Il consiglio per affrontare il vostro colloquio è quello di cercare di correggere almeno gli atteggiamenti molto evidenti sopra elencati e nei quali vi siete riconosciuti; fate pratica in situazioni meno complicate del colloquio e cercate il più possibile di mantenere la calma.

Questi piccoli accorgimenti, se ben adottati, non potranno che avere dei benefici sull’esito del vostro colloquio!

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