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Laurea in giurisprudenza, quali sono le professioni possibili?
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Laurea in giurisprudenza, quali sono le professioni possibili?
Per diventare avvocati, magistrati, notai e tanto altro, la laurea in giurisprudenza è un must have: ma come si trasforma questo pezzo di carta in una professione e in quale? Lo scopriremo solo leggendo.

State studiando per l’esame di Diritto Privato, iscritti fedelissimi al corso di laurea in Giurisprudenza e fantasticate già di lavorare in uno studio alla Ally McBeal? Vi aiutiamo noi a rendere più precisi i vostri sogni, proponendovi alcuni degli sbocchi lavorativi per laureati in Giurisprudenza. Dalle toghe alla cravatta, ecco come potrebbe essere la vostra vita dei prossimi anni.

Laurea in Giurisprudenza: come funziona

A seconda di come si affronta il corso di laurea in Giurisprudenza sarà possibile diventare un professionista oppure un altro. Come è strutturato il percorso formativo? Triennale di due anni più specialistica di tre oppure una magistrale a ciclo unico di 5 anni, ma la laurea in Giurisprundenza di per sé si gioca specialmente su tirocinii e praticantati obbligatori. Solo con l’esperienza diretta si può infatti accedere a determinate professioni.

Quali sono gli sbocchi della laurea in giurisprudenza?

I laureati in Giurisprudenza hanno senza dubbio un’ampia scelta: avvocato, notaio, magistrato sono i ruoli più ambiti, ma con la laurea in Giurisprudenza si può anche andare oltre l’ambito prettamente giuridico. Non avete voglia di perdere la testa con abilitazioni ed esami di stato? Ottimo: c’è la soluzione anche per voi.

Laurea in giurisprudenza senza abilitazione: cosa fare?

Sono tanti coloro che decidono di non investire ulteriormente il proprio tempo a inseguire l’abilitazione. Gli sbocchi per questi laureati in Giurisprudenza si trovano nei settori privati: è possibile diventare consulenti in banca o per le assicurazioni, per esempio. Questo perché le soft skills sviluppate durante il lungo percorso di studi sono molto utili a livello gestionale-organizzativo. Con una laurea di giurisprudenza in tasca, quindi, è facile inserirsi anche in aree come quelle del commerciale, delle risorse umane e persino di marketing.

Un esempio: il giurista d’impresa

A differenza delle istituzioni pubbliche, il mondo imprenditoriale non necessita del passaggio intermedio di un concorso di accesso. Quindi se la carriera legale non è quella giusta per voi, lavorare all’interno di un’azienda come giurista d’impresa può esser un buon modo per mettere a frutto la vostra laurea in giurisprudenza. E’ un profilo davvero molto richiesto dal mercato, perché i laureati in Giurisprudenza possono servire per tanti motivi: gestire le contenzioni dell’impresa e le cause dei dipendenti, ma anche per tenere il conto delle buste paga e risolvere le eventuali controversie.

Inoltre potrebbe anche assumere su di sé alcune questioni tributarie, societarie e commerciali e, ancora più interessante, tutelare il brand e i brevetti aziendali. Questo ibrido deve sapere un po’ tutto: con la laurea in giurisprudenza dovreste aver sviluppato una infarinatura di diritto, economia, gestione aziendale e padronanza dell’inglese.

Laurea in Giurisprudenza per diventare Consulente del lavoro

Un’altra possibilità per i laureati in Giurisprudenza è quella della libera professione come esperto di diritto del lavoro, previdenziale e tributario. Generalmente questa figura trova sbocchi nelle aziende, per cui si occupa in maniera specifica della gestione delle pratiche del personale, contattando i Centri per l’impiego, l’Inps e l’Inail.

Ricoprire questo ruolo significa che, dopo la laurea in Giurisprudenza, si porta a termine un tirocinio di 18 mesi all’interno di un ufficio di consulenza del lavoro oppure di avvocati, ragionieri e commercialisti. Alla fine di questo percorso dovrete superare un esame abilitativo per la professione, infine aprire la temibile partita Iva e iscriversi all’Albo.

Un’altra opzione per i laureati in Giurisprudenza: l’Agenzia delle Entrate

laurea in giurisprudenza

Pixabay | kmicican

Siete pronti ad occuparvi della gestione e accertamento e anche delle dispute dei tributi? Benissimo, l’Agenzia delle Entrate è il vostro territorio naturale. Esistono dei requisiti di ammissione al concorso per diventare funzionario nelle rispettive Regioni italiane:

  1. diploma di laurea in Giurisprudenza, Scienze politiche, Economia e Commercio o diplomi di laurea equipollenti;
  2. cittadinanza italiana;
  3. posizione regolare nei riguardi degli obblighi militari;
  4. godimento dei diritti politici e civili;
  5. idoneità fisica all’impiego.

Dopodiché dovrete superare una prova attitudinale: i quesiti sono a risposta multipla e necessitano una preparazione generale.

A seguire, una prova oggettiva tecnico-professionale che accerti la conoscenza di materie più specifiche come il diritto tributario. Infine, un periodo di sei mesi di tirocinio teorico-pratico presso gli uffici dell’Agenzia. A differenza di altri casi, questa esperienza è retribuita e si conclude con una prova orale. In questa fase verrà testata la vostra padronanza delle lingue straniere come inglese, spagnolo, tedesco e francese.

Per arrivare con le idee chiare, noi consigliamo il manuale ” Concorso 510 “.

La laurea in giurisprudenza per l’avvocatura

laurea in giurisprudenza

Pixabay | Clker-Free-Vector-Images

Sappiamo bene che, di solito, chi si iscrive al corso di laurea di Giurisprudenza punta in alto: a partire dal gradino più basso della piramide legale, l’avvocato è senza dubbio tra gli sbocchi più sognati dai laureati in Giurisprudenza. Ma cosa serve per diventarlo? A parte tempo e pazienza, è necessario ipotecare due anni per la pratica in uno studio legale. In alternativa si può scegliere di proseguire con la Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali, che porta comunque all’Esame di Stato di Avvocato.

Eh sì, avete letto bene: per diventare avvocati la laurea in Giurisprudenza non basta. L’esperienza del praticantato è il primo step: informatevi rivolgendovi al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati della vostra città per capire quali sono gli studi legali in cui immergervi nelle scartoffie. L’Esame di Stato, ricordatelo, avrà luogo nella Corte d’Appello dove avrete maturato il maggior numero di ore di praticantato. Una mano per prepararvi? Un bel testo su cui studiare è sicuramente “Scritti esame avvocato. Kit Manuale”, che può darvi il supporto adatto per affrontare la prova.

Attenzione: lo studio in cui entrerete dovrà esistere da almeno due anni. Una volta iscritti al Consiglio dell’ordine per avviare il periodo di praticantato, riceverete un libretto vidimato e numerato dal Presidente, composto da tre parti. Una è dedicata alle udienze alle quali assisterete, l’altra agli atti processuali o stragiudiziali a cui avete collaborato in fase di redazione; l’ultima è relativa alle questioni giuridiche più interessanti a cui avete partecipato.

Altra specifica importantissima: non pensate di diventare ricchi in questi due anni perché il praticantato non è retribuito. C’è un però: il Codice Deontologico Forense prevede all’art. 26 – (Rapporti con i praticanti) che “L’avvocato deve fornire al praticante avvocato un adeguato ambiente di lavoro, riconoscendo allo stesso, dopo un periodo iniziale, un compenso proporzionato all’apporto professionale ricevuto”. Tuttavia questo rimane alle discrezioni dell’avvocato “tutor”.

L’esame di stato per i laureati in giurisprudenza

Per diventare avvocati con la laurea in giurisprudenza ci sono alcune novità dettate dalla nuova riforma forense entrata in vigore il 02/02/2013 e pubblicata il 18 gennaio 2013 sulla Gazzetta ufficiale. Brutte notizie: in base alle nuove disposizioni, l’esame di avvocato è diventato ancora più difficile. L’art. 46 della riforma, infatti, prevede che la prova scritta potrà svolgersi esclusivamente con la consultazione dei testi di legge senza commenti e citazioni giurisprudenziali. E solo rispetto agli argomenti formulati dal Ministero della Giustizia, che prevedono la redazione di un parere a scelta tra due questioni in materia civile, di un parere a scelta tra due questioni in materia penale e di un atto giudiziario su un quesito proposto tra diritto civile, diritto penale e diritto amministrativo.

Non finisce qui: c’è anche la prova orale che prevede tra le materie di esame il diritto civile e il diritto penale. Potrete a questo punto scegliere altre due materie tra diritto costituzionale, diritto amministrativo, diritto del lavoro, diritto commerciale, diritto comunitario ed internazionale privato, diritto tributario, diritto ecclesiastico, ordinamento penitenziario e giudiziario.

Laurea in Giurisprudenza: i must per diventare notaio

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Pixabay | PaliGraficas

Anche in questo caso è necessario, oltre alla laurea in Giurisprudenza, un periodo di pratica all’interno di uno studio notarile. Per avere accesso a questa fase dovrete presentare la domanda al Consiglio Notarile, pagare una tassa e consegnare la dichiarazione del notaio presso cui siete stati accettati come praticanti.

Questo periodo di apprendimento deve avere una durata minima di 18 mesi, all’interno del quale un anno deve esser stato fatto in maniera continuativa. Alla fine di questo periodo potrete accedere al concorso notarile, che di solito pubblica il bando ogni anno. La prova è costituita da due parti, una scritta e una orale. Attenzione! Perché potrete tentare il concorso non più di tre volte.

Volete cercare di ridurre i rischi? Cominciate con questo piccolo bignami: Codice delle leggi notarili pocket.

Per entrare più nel dettaglio delle prove, lo scritto sarà composto da tre prove teoriche-pratiche: la redazione di un testamento, di un atto tra vivi in materia di diritto civile e di un altro in materia di diritto commerciale. Anche l’orale si articola in tre esami che corrispondono a loro volta a tre gruppi di materie: diritto civile, commerciale e volontaria giurisdizione.

Un’ultima avvertenza, forse, la più terribile di tutti: al contrario di come accade per l’avvocatura, anche nel momento in cui aveste totalizzato la sufficienza nelle prove potreste non diventare notai. Non tutti i candidati hanno accesso alla professione: il concorso pubblico infatti funziona per assegnare un numero programmato di sedi notarili. Solo chi al termine della selezione si trova in una posizione utile della graduatoria, quindi, potrà finalmente definirsi notaio.

Per i laureati in Giurisprudenza più ambiziosi: il magistrato

La strada per diventare magistrato è ben lunga rispetto alla semplice laurea in Giurisprudenza. Si deve infatti affrontare un concorso pubblico per esami che ha requisiti precisi. Per accedere al concorso per magistrato ordinario si deve esser abilitati all’esercizio della professione forense. E non solo: se iscritti all’albo degli avvocati, non si deve aver riportato sanzioni disciplinari.

Ma per abilitati cosa si intende? Con questo termine si indicano coloro che hanno superato le prove scritte e orali dell’esame di avvocatura anche senza l’iscrizione all’albo. Ma alla professione di magistrato può ambire anche chi ha svolto mansioni di magistrato onorario come il giudice di pace oppure come vice procuratore onorario e giudice onorario aggregato, per un totale minimo di sei anni senza revoca e senza sanzioni disciplinari.

Via libera anche per  i laureati Giurisprudenza, eccezion fatta per la seconda laurea, che hanno portato a termine un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni oppure che siano anche in possesso del diploma ottenuto nelle scuole di specializzazione per le professioni legali previste dall’articolo 16 del decreto legislativo 17 novembre 1997, n. 398.

Sono considerati anche tutti i laureati in Giurisprudenza che hanno conseguito il dottorato di ricerca in materie giuridiche o che hanno svolto un corso di studi della durata non inferiore a due anni presso le scuole di specializzazione di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1982, n. 162.

Last but not least: per diventare magistrato non è possibile tentare il concorso più di tre volte

Il concorso è strutturato con una prova scritta con l’elaborazione tre elaborati sul diritto civile, penale e amministrativo; poi con una parte orale dedicata a materie come diritto civile, penale, comunitario, amministravo, costituzionale, tributario, internazionale, commerciale, del lavoro e della previdenza sociale, informatica giuridica ,ordinamento giuridico e una lingua straniera scelta dal candidato.

Tra gli sbocchi della laurea in Giurisprudenza: il diplomatico

E’ una figura che abbiamo visto già come possibile futuro per il laureato in Scienze politiche, ma che è un percorso percorribile anche con la laurea di Giurisprudenza. Per chi ha un amore particolare per il diritto internazionale e la politica e magari è bravo con le lingue, quella del diplomatico è la professione ideale. Come fare? Dopo la laurea, concentratevi a sviluppare le vostre competenze linguistiche, poi buttatevi sul concorso pubblico: tre prove vi aspettano, una di selezione, una scritta e una orale. Due vincoli importanti: avete a disposizione, anche in questo caso, di tre tentativi e avrete il limite anagrafico dei 35 anni di età.

Un ventaglio impressionante di professioni interessanti: questo è il futuro dei laureati in Giurisprudenza e, forse, anche il vostro se sceglierete di intraprendere questa strada!

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