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Lavorare in Australia
Definita dall'OCSE, Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, come il migliore Paese al mondo in cui vivere e da The Economist come la seconda nazione al mondo in cui è consigliato far nascere e crescere i propri figli, l’Australia è la meta più ambita da tutti coloro che decidono di dare una svolta alla propria vita e ricominciare da un’altra parte.

Complice la crisi e la dilagante disoccupazione, sono sempre più numerose le persone che decidono di andare a lavorare in Australia attirate non solo dalle maggiori prospettive lavorative, ma anche dalla speranza di una migliore qualità della vita. Bisogna sottolineare, però, che non siamo più negli anni Cinquanta o Sessanta e che sono finiti i tempi in cui gli emigranti di allora partivano solamente con il biglietto per il viaggio, una valigia e tante speranze. Oggi, infatti, prima di intraprendere questo lungo viaggio, è necessario informarsi bene e comprare il biglietto per il volo solo se veramente decisi anche perché le spese da sostenere non sono certo da sottovalutare.

Se state pensando di cambiare la vostra vita e andare a lavorare in Australia, innanzitutto, è consigliabile reperire il maggior numero di informazioni da libri, riviste, siti internet e blog. Sulla rete, infatti, è possibile trovare praticamente di tutto: ad esempio, sul sito Jobadvisor, è possibile trovare annunci di lavoro, curiosità e, soprattutto, commenti scritti proprio dai lavoratori sui loro datori di lavoro australiani e sulle loro varie esperienze.
Ciò su cui dovrete soffermarvi maggiormente prima di partire è, naturalmente, il visto poiché le regole in materia di immigrazione sono molto rigide e precise. Dovete sapere, infatti, che vi sono tre modi differenti per lavorare in Australia.

Visto per vacanza-lavoro: il cosiddetto Working Holidays Visa. Riservato agli under 30, consente di vivere in Australia fino a un anno al costo di soli 365 dollari pari a circa 300 euro. Garantisce, inoltre, l’assicurazione sanitaria gratuita per i primi 180 giorni di permanenza e può essere prolungato fino ad altri 12 mesi purché si lavori per circa 3 mesi presso un’azienda agricola dove vi è molta richiesta di manodopera soprattutto durante la raccolta delle olive e delle verdure. Grazie a questo visto si ha la possibilità di iniziare ad ambientarsi nella cosiddetta “terra dei canguri”, migliorare la lingua e, nel frattempo, cercare una nuova occupazione che sia più affine alle proprie competenze.

Visto indipendente: soluzione di certo meno economica a cui puntano soprattutto i meno giovani. È un permesso di soggiorno che viene rilasciato a chi ha un cosiddetto sponsor, cioè un datore di lavoro che assicura un posto e, quindi, uno stipendio sicuro. Per entrare nel Paese è necessario versare al governo ben 2.500 euro come garanzia di potersi mantenere e di poter sostenere le spese iniziali.

Liste di professioni autorizzate: esistono delle liste in cui sono elencate le professioni necessarie in base alle esigenze del mercato del lavoro interno. Si cercano soprattutto veterinari, cardiologi, ingegneri, chimici, cartografi e igienisti dentali. Professionisti con delle competenze specifiche e una laurea. Requisiti fondamentali per lavorare in Australia rientrando in queste liste sono l’ottima conoscenza dell’inglese e un’esperienza lavorativa di almeno tre anni documentata da appositi attestati che la confermino. Oltre al costo del visto è necessario sostenere una serie di spese quali: visite mediche, tasse governative ed altre imposte varie.

Le opportunità lavorative sono davvero molte. Soprattutto i più giovani trovano spesso un impiego presso ristoranti, bar, alberghi o come baby sitter, ma anche in questi casi è fondamentale avere una buona conoscenza della lingua inglese. Se, dunque, state pensando di tentar fortuna nella lontana Australia, frequentate corsi e studiate l’inglese perché ricordatevi che nessuno sarà disposto ad assumervi se non sarete in grado di esprimervi correttamente.

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