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Le professioni nel mondo della cannabis legale
Le professioni nel mondo della cannabis legale (immagine rappresentativa di un grower che tratta una pianta di canapa)

Le professioni nel mondo della cannabis legale

Le professioni nel mondo della cannabis legale (immagine rappresentativa di un grower che tratta una pianta di canapa)
Foto di Aphiwat Chuangchoem da Pexels
Dal 2016 con la legalizzazione della cannabis light a basso tasso di THC si è aperto un nuovo scenario lavorativo per persone intraprendenti e di mente aperta. Ma quali sono le professioni in questo settore?

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Il settore della cannabis light, o cannabis legale, non è limitato al coltivatore e al rivenditore, per quanto queste due figure siano le prime che di certo vengono in mente. Come molte filiere agricole, ci sono molti ruoli importanti, dalla distribuzione alle professionalità digitali. Ma andiamo con ordine.

Come abbiamo detto, questo mercato si è aperto sei anni fa con la legge 242/2016 (Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa), che ha definito gli spazi di vendita legale della canapa in molti settori, tra cui la legalizzazione della cannabis con un contenuto di tetraidrocannabinolo (THC, la sostanza che dà la sensazione di euforia) compreso tra lo 0,2 e lo 0,6%. In percentuali maggiori è in vendita solo come sostanza terapeutica ed è accessibile solo con ricetta medica e una procedura molto complessa ed è vendibile esclusivamente in farmacia.

Il risultato è la creazione di diversi prodotti per il consumo ricreativo con un alto tasso di cannabinoidi che hanno un effetto rilassante su corpo e mente (CBD) e che permettono di fruire dei migliori benefici della cannabis senza però i più noti effetti collaterali (fame chimica, sbalzi di umore, vuoti di memoria, ecc).

Questo ha creato un mercato molto fiorente (per i primi due anni, a partire dal 2017, si stimava un fatturato di 40 milioni che sarebbe salito, per il 2019, a 150 milioni) e che, secondo gli esperti di settore, potrebbe rapidamente raggiungere il miliardo di euro in pochi anni, con alcuni aggiustamenti normativi necessari. Il che vorrebbe dire molti posti di lavoro in più, oltre ai già stimati 11.000 addetti impiegati nel settore (a fine 2020). Vediamo quali sono i ruoli.

La coltivazione della cannabis legale

L’attività lavorativa legata al settore della cannabis legale comprende l’intero processo di produzione della pianta, dal lavoro di laboratorio alla manutenzione delle piantagioni, oltre a tutti i canali di commercializzazione. Di per sé non ci sono molte differenze con la coltivazione di altre piante, l’iter del mercato è abbastanza analogo, tuttavia non è da sottovalutare la selezione delle piantine e la ricerca delle migliori genetiche. Coltivare la canapa prevede una serie di tecniche particolari e ci sono diversi ruoli specifici:

  • Direttore della coltivazione (Cultivation Manager o Master Grower): responsabile del sito di produzione (o Farm). Supervisiona gli addetti e prende le decisioni per ottimizzare i raccolti.
  • Grower: il responsabile del processo di coltivazione, dalla propagazione al raccolto. Si occupa all’atto pratico delle piante della Farm, e svolge mansioni come clonazione, trapianto, alimentazione, defogliazione, essiccatura e concia delle piante; gestione dei rifiuti e prevenzione dei parassiti; realizzazione di impianti di irrigazione; inventario degli impianti; controlli ambientali per serre e coltivazioni indoor.
  • Tecnico IPM (integrated pest management): si occupa del controllo dei parassiti, valuta la salute delle piante e il progredire di alcune malattie, di trattarle e, soprattutto, di prevenirle.
  • Trimmer o tecnico di coltivazione: è uno dei lavori più impegnativi fisicamente, e prevede la cura quotidiana delle piante, l’irrigazione, la potatura, il trimming e la fertilizzazione.

Per lavorare in questo campo bisogna essere sempre informati delle più nuove tecniche per ottenere il miglior prodotto possibile e non farsi spaventare dal lavoro fisico.

Cannabis legale: dal campo alla vendita

Come abbiamo detto, la cannabis light non differisce dagli altri prodotti agricoli: una volta ricavate le migliori infiorescenze, aver estratto il CBD eccetera, come far arrivare i prodotti ai consumatori?

Ecco che è necessaria quindi una serie di professionisti di settori diversi per il buon funzionamento dell’azienda agricola: graphic designer, un team di comunicazione, un commercialista, un avvocato… Ma prima di tutto, il produttore si trova a decidere come strutturare la propria rete di vendita: vendere in proprio, o affidarsi a una rete di distribuzione?

Dal 2020 il boom degli e-commerce, con il primo lockdown, ha toccato tutti i settori, anche quello della cannabis light. Non c’è da sorprendersi: essendo ancora un prodotto “problematico” (basti pensare alla confusione tra cannabis light regolarmente venduta e marijuana illegale), per molte persone recarsi in un negozio specializzato può essere motivo di imbarazzo, specie nelle piccole comunità. Quindi, poter acquistare online e richiedere una spedizione anonima diventa un grande vantaggio per il consumatore, che può ricevere i suoi prodotti preferiti direttamente a casa e senza paura che il contenuto del pacco sia rivelato a persone indesiderate.

Per creare un e-commerce è bene affidarsi a specialisti con conoscenze nel settore, perché ci sono delle complessità sia a livello propriamente legale sia in termini di normative interne dei principali canali promozionali online: riuscire a ottimizzare la SEO del portale o addirittura attivare delle ADS che non siano bloccate dai severi controlli di Google e di Meta non è banale.

Ecco che quindi è necessario creare un team che si occupi del sito che bilanci le competenze informatiche con una conoscenza diretta dell’argomento, in modo da creare un portale accogliente sia per chi è già consumatore, sia per chi si affaccia per la prima volta a questo mondo e potrebbe avere molti dubbi in merito. Come per ogni altro prodotto, il marketing è fondamentale.

Per tutti i produttori che non vogliono affidarsi solo all’e-commerce, ci si può appoggiare a diversi canali di distribuzione. Oltre a diversi portali online, è possibile mettersi in contatto con i rivenditori sul territorio.

Come aprire un negozio di cannabis legale

Il lancio di un grow shop non è particolarmente complesso. Questo tipo di attività non è comparata a quella di un tabaccaio, pertanto non richiede controlli della fedina penale, per esempio.

È sufficiente registrare una partita iva presso l’Agenzia delle Entrate, iscriversi al Registro Imprese, ad INPS e INAIL, inviare la comunicazione certificata di inizio attività almeno 30 giorni prima dell’apertura e ottenere il permesso per esporre l’insegna. Nel caso in cui si vendano anche prodotti alimentari a base di canapa light, sarà necessario anche conseguire un corso SAB.

Se non ti senti di lanciare un negozio in totale autonomia, puoi cercare anche i marchi che propongono il franchising, in modo da poterti avvalere dell’esperienza di un’azienda più solida per le strategie commerciali e le attività di marketing.

In alternativa, puoi cercare lavoro come budtender. Vendere cannabis light infatti non è un mero lavoro di intermediazione tra produttore e consumatore. Il budtender è l’esperto in grado di suggerire al singolo cliente i prodotti migliori per le sue esigenze, in base a preferenze di gusto e di utilizzo.

È importante anche avere familiarità con le caratteristiche scientifiche del prodotto in modo da poter spiegare gli effetti e raccomandare il giusto utilizzo e dosaggio. Anche in questo caso, l’aggiornamento costante su tendenze e novità è fondamentale.

Una case history: Divinity Plant

Divinity Plant è un’azienda agricola situata nel territorio romano che ha fatto di ricerca e innovazione il suo mantra per garantire alla propria clientela i migliori prodotti disponibili sul mercato italiano. Con un’attenzione rivolta sia alla tecnologia per ottenere un’estrazione ottimale, sia alla selezione genetica delle piante, questa attività si sta distinguendo nei risultati per una cannabis light davvero eccellente, anche grazie alle tecniche di coltivazione biologica impiegate nei suoi campi.

In questo momento Divinity Plant sta lanciando i suoi siti e una strategia di comunicazione abbastanza complessa per riuscire a raggiungere quanti più clienti potenziali malgrado le normative pubblicitarie digitali di cui abbiamo già parlato.

Per questo motivo ha fatto la scelta di dividere le categorie merceologiche separando i prodotti da coltivazione, i semi di canapa e i più propri derivati della cannabis light creando tre diversi e-commerce (Grow Shop, Seeds e Plant) e affiancandoli a un sito di lifestyle dove parlare non solo di proprietà e benefici della canapa, ma di uno stile di vita sano e attento al benessere fisico e mentale.

I portali sono stati studiati in modo da favorire la massima usabilità da parte di qualunque utente, da chi conosce già i prodotti a chi è un assoluto neofita, ragionando su landing page accattivanti pagine di assistenza, articoli di blog che aiutino nella scelta. Accostando un’interfaccia chiara e semplice da usare, lo scopo è abbattere i pregiudizi sul tema della canapa e allo stesso tempo le difficoltà che spesso si possono riscontrare in piccoli e-commerce, in modo che il cliente sia sicuro sulla qualità dei prodotti che sta scegliendo e sereno nell’effettuare un pagamento digitale.

Rispetto a tanti concorrenti, Divinity Plant ha scelto una grafica e un tono di voce rassicuranti, che forse strizzano meno l’occhio al consumatore di cannabis abituale per scegliere di essere accogliente e convincente per chi invece si avvicina a questi prodotti come hash o olio cbd con lo scopo di ottenere un più alto livello di benessere.

Il progetto è interessante e l’azienda è in cerca di figure che possano gestire gli e-commerce e scrivere contenuti originali e interessanti per i diversi siti. Requisito fondamentale: avere dimestichezza con il mondo della cannabis light.

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