MENU
CONOSCI
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
whiteBorder
CONOSCI
Malattia professionale, cosa c’è da sapere su procedure e indennizzi?
malattia professionale
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Malattia professionale, cosa c’è da sapere su procedure e indennizzi?
malattia professionale
Ci si può “ammalare di lavoro”? Purtroppo sì, ed è proprio per questo motivo che l'Inail riconosce la malattia professionale, cioè uno stato di patologia che deriva dal proprio lavoro.

Partiamo proprio dalla definizione: la malattia professionale, chiamata anche tecnopatia, è una patologia che il lavoratore può contrarre in relazione allo svolgimento della sua attività lavorativa. E’ in genere dovuta all’esposizione prolungata nel tempo a fattori presenti sul luogo in cui si lavora, che agiscono lentamente e progressivamente sull’organismo. Per essere definita “malattia professionale”, quindi, ci deve essere un rapporto di causa effetto (tecnicamente si chiama rapporto eziologico) tra la patologia e lo svolgimento dell’attività lavorativa.

malattia professionale

Pixabay | PublicDomainPictures

Malattia professionale e infortunio sul lavoro: le differenze

Da questa descrizione si capisce bene che malattia professionale e infortunio sul lavoro sono due cose diverse. La tecnopatia, come abbiamo visto, agisce in maniera lenta e progressiva sul corpo del lavoratore esposto a particolari fattori, come ad esempio sostanze particolari, movimenti ripetuti nel tempo o materiali utilizzati. L’infortunio sul lavoro, invece, deriva da un singolo evento che causa una lesione. La causa è quindi un’azione intensa, concentrata nel tempo e non necessariamente connessa all’attività lavorativa svolta. Ne sono un esempio gli incidenti che possono capitare nel tragitto casa – lavoro, che sono comunque tutelati perchè correlati all’attività lavorativa.

Malattia professionale: quando interviene l’Inail?

Quali sono le malattie riconosciute come professionali e quando quindi interviene l’Inail, che ha il dovere di garantire le prestazioni economiche e sanitarie in questi casi?
Sono indennizzabili dall’Inail le malattie:

  • che sono causate direttamente dall’attività lavorativa svolta;
  • che vengono contratte durante l’esercizio di attività lavorative per cui il datore di lavoro paga il premio assicurativo. Sono infatti definite “attività assicurate”;
  • che hanno una causa che agisce in maniera lenta e progressiva;

Tra le patologie che annoverano tutte queste caratteristiche, possiamo distinguere tra malattie tabellate e non tabellate.

Malattia professionale tabellata

In questo caso è la legge stessa che individua la natura professionale della patologie. La legge, e in particolare gli Allegati 4 e 5 al DPR n. 1124/1965 aggiornato con DM 9 aprile 2008, elenca infatti una lista di malattie che possono essere contratte durante lo svolgimento di determinate lavorazioni.
In questo caso il lavoratore deve dimostrare che ha svolto una delle attività elencate dalla normativa e che è afflitto da una delle patologie previste.

Malattia professionale non tabellata

In questo caso la patologia contratta dal lavoratore non è espressamente nominata della normativa, ma ciò non vuol dire che non rientri nell’ambito della malattia professionale. Il lavoratore deve dimostrare l’esistenza della patologie, il suo rapporto di causa – effetto con l’attività svolta e che le caratteristiche dell’attività che si svolge sul luogo di lavoro possono causare patologie.

mal di schiena

Pixabay | 3D_Maennchen

Come denunciare la malattia professionale all’Inail?

Ritenete di aver contratto una tecnopatia? Il primo passo, allora, spetta proprio a voi in quanto lavoratori. E’ infatti necessario che i dipendenti informino l’azienda o il datore di lavoro entro 15 giorni dal momento in cui si manifestano i sintomi, altrimenti si rischia di perdere l’indennità Inail per il periodo precedente alla denuncia. Se ci si trova di fronte ad un patologia professionale non tabellata è inoltre necessario produrre tutta la documentazione riguardante l’esistenza della patologia e il suo legame con le mansioni svolte.

A questo punto è il datore di lavoro a dover fare la denuncia in via telematica all’Inail. Questo deve avvenire entro 5 giorni dalla comunicazione del dipendente, pena pesanti sanzioni amministrative. La denuncia dovrà riportare i riferimenti al certificato medico, già inviato dal medico in via telematica.

Come deve fare il medico?

Anche lui ha il suo ruolo in questo iter. Il medico o la struttura sanitaria dovrà compilare il certificato di malattia professionale del lavoratore, indicando il domicilio del malato e dove è ricoverato e descrivendo in maniera dettagliata i sintomi accusati dal paziente e quelli rilevati oggettivamente. Questo certificato dovrà essere inviato in via telematica all’Inail.

Cosa fa l’Inail?

Una volta che l’Inail ha ricevuto la denuncia, avvia un procedimento amministrativo che accerterà la sussistenza della malattia, verifica se ci sono i presupposti per l’accoglimento della domanda e stabilisce se la patologia rientra tra quelle tabellate o meno.
Se vi sono tutti i presupposti necessari, l’Inail eroga le prestazioni, che generalmente consistono nel pagamento di somme di denaro.

Cos’è la procedura di aggravamento della malattia

Quando viene erogata la prestazione dell’Inail viene anche stabilita l’entità della malattia. Ma se si aggravasse con il passare del tempo? O se al contrario, i suoi sintomi diventassero meno gravi?
Il malato può sempre inviare all’Inail una domanda di aggravamento, chiamata anche domanda di revisione, che comporta una visita medica di verifica. Dal canto suo, anche l’Inail può richiedere una revisione.

Una volta ricevuto l’esito della visita, l’Inail trae le proprie conclusioni e decide se accettare o meno la richiesta. Se l’ente ritiene che non vi sia stato un aggravamento della condizioni del malato, questo può presentare un ricorso alla stessa sede Inail a cui aveva inviato la richiesta, contestandone le conclusioni e richiedendo una revisione della decisione.

patologia professionale inail

Pixabay | valelopardo

La copertura economica Inail in caso di malattia professionale

Solitamente la malattia professionale impedisce al dipendente di svolgere del tutto o in parte le proprie attività lavorative, cosa che si ripercuote sulla sua busta paga. In questo caso interviene l’Inail con prestazioni economiche, che si differenziano in base al tipo di inabilità: temporanea o permanente.

Inabilità temporanea assoluta

In questa situazione la retribuzione del dipendente è in parte a carico dell’Inail e in parte del datore di lavoro. Nel dettaglio, il giorno in cui si manifesta la malattia professionale e totalmente a carico dell’azienda, e anche dal primo al terzo giorno successivo la retribuzione (almeno il 60% del guadagno medio giornaliero) è a carico del datore di lavoro.
Dal quarto al novantesimo giorno successivo sarà invece l’Inail a corrispondere un’indennità, sempre pari almeno al 60% della retribuzione media giornaliera. Dal novantunesimo giorno in poi, fino alla guarigione, l’indennità è sempre a carico dell’Inail, in misura pari al 75% della retribuzione media giornaliera.
Se il CCNL lo prevede, nel periodo in cui l’indennità è a carico dell’Inail il datore di lavoro può integrare questa quota fino a raggiungere il 100% della retribuzione o comunque la percentuale pattuita.

Indennità Inail per inabilità permanente

Se l’inabilità viene ritenuta permanente, le coperture economiche Inail seguono il criterio del danno biologico:

  • ad una invalidità inferiore al 6% non spetta alcun indennizzo;
  • per una percentuale di invalidità compresa tra il 6 e il 16% spetta l’indennizzo in capitale del danno biologico;
  • per una invalidità pari o superiore al 16% spetta l’indennizzo del danno biologico e una quota aggiuntiva per le conseguenze patrimoniali delle menomazioni.

La conservazione del posto di lavoro in caso di malattia professionale

Durante la malattia professionale il dipendente ha diritto alla conservazione del posto di lavoro per un periodo di tempo indicato dalla legge e dal contratto collettivo applicato, chiamato “periodo di comporto”.

STANNO CERCANDO TE!
Precedente
Successivo
LIBRI CONSIGLIATI

Questo articolo ti è stato utile?

Clicca sulle stelle per valutare l'articolo!

Siamo spiacenti che questo articolo non sia stato utile per te!

Con il tuo aiuto possiamo migliorarlo.