Un ottimo modo per superare questo momento di incertezze lavorative ed economiche è quello di prestare molta attenzione agli sviluppi e alle tendenze in atto nei vari settori in modo da poter orientare le proprie scelte e la propria formazione verso quei campi che, in un imminente futuro, possano avere maggiori prospettive di crescita. Se siete in cerca di un settore che possa consentirvi sia di lavorare, ma anche di poter far carriera ed acquisire nuove competenze è consigliabile tenere sott’occhio le nuove professioni nel settore privacy. Secondo l’attuale proposta di Regolamento Europeo, infatti, oltre agli enti pubblici anche tutte le aziende con oltre 250 dipendenti dovranno dotarsi di un responsabile sulla protezione dei dati: ciò significa che in Italia le imprese obbligate ad inserire tale professionista all’interno del proprio organico saranno oltre 20 mila. Meglio noto come Privacy Officer, letteralmente dall’inglese “agente della privacy”, è un professionista con delle precise competenze di natura giuridica ed informatica la cui responsabilità principale è osservare, valutare ed organizzare il trattamento dei dati personali e, quindi, tutelarne la protezione affinché siano trattati in modo lecito e nell’assoluto rispetto delle normative vigenti.

Data l’elevata importanza dei compiti e delle mansioni svolte, il Privacy Officer deve possedere un’eccellente preparazione per quanto concerne le normative che regolamentano la gestione dei dati personali e, naturalmente, deve essere sempre aggiornato circa eventuali modifiche e cambiamenti di natura legislativa. Deve essere in grado di poter offrire una consulenza precisa e puntale ai vertici aziendali in modo che sia possibile organizzare un efficiente sistema di gestione dei dati curando le varie misure da adottare per tutelarne la sicurezza e la riservatezza. Il settore privacy è un campo su cui molto si sta investendo e lavorando: in un’ottica futura è auspicabile controllare i suoi sviluppi e gli obiettivi verso cui si indirizzeranno i professionisti che da tempo operano in tale campo.

A livello nazionale, Federprivacy è in assoluto la prima associazione professionale di categoria presente sul territorio nazionale, fondata nel 2008, il cui obiettivo principale è quello di rappresentare, attraverso vincolo associativo, tutti i  Privacy Officer, i consulenti e i vari professionisti  del settore attivi in Italia. Già attiva da tempo, negli ultimi anni si occupa delle promozione della certificazione del Privacy Officer, ai sensi della Norma Internazionale ISO 17024, rilasciata dall’ente tedesco Tüv, che in questo modo da ottenuto il tanto atteso riconoscimenti ufficiale. Si sta assistendo ad un crescente interesse verso questo settore e, soprattutto, sono sempre più numerosi coloro che conseguono con successo la certificazione.

Come diventare Privacy Officer
Se desiderate svolgere questa professione, vi basterà iscrivervi ad uno dei corsi di specializzazione promossi dalla Federprivacy. Dopo le recenti edizioni che si sono svolte all’Università Marconi di Roma, all’Università di Reggio Emilia, al CNR di Pisa, quest’anno il Master di specializzazione per Privacy Officer e Consulente della Privacy giunge in Piemonte dove si terrà presso l’organismo di mediazione Ksmos ADR dal 4 al 9 novembre 2013. Si ricorda che, comunque, anche una volta conseguita questa qualifica, per svolgere tale professione è fondamentale essere sempre aggiornati.

Oltre ai numerosi professionisti che scelgono di intraprendere tale carriera lavorativa vi sono anche vari enti pubblici che si sono già adeguati, o sono in procinto di farlo, alle normative UE come ad esempio la ASL di Taranto che ha realizzato un progetto formativo specifico che ha consentito a ben 31 dipendenti di conseguire la certificazione Tüv.

Le opportunità lavorative sembrano proprio non mancare nel settore della privacy. Se, quindi, state valutando un campo in cui specializzarvi, divenire Privacy Officer potrebbe rivelarsi un’ottima scelta.

Per avere maggiori informazioni a riguardo è sufficiente consultare il sito web dell’associazione Federprivacy.  

 

Elisa Stampa

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