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Part time verticale e part time orizzontale, quali sono le differenze?
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Part time verticale e part time orizzontale, quali sono le differenze?
Vi è stato offerto un lavoro part time o avete l'esigenza di lavorare solo mezza giornata? Ci sono diversi tipi di part time ed è bene conoscerli tutti per avere un quadro chiaro della situazione.

Part time orizzontale, verticale o misto? Le tipologie di part time sono diverse, ognuna con le sue caratteristiche e particolarità, da conoscere per trovare la formula che meglio risponde alle esigenze di ognuno. Vediamo quindi tutto quello che c’è da sapere sull’argomento.

Lavoro part time, cosa dice la normativa

La principale caratteristica del lavoro a tempo parziale, come dice il nome stesso, è un orario di lavoro ridotto, che si attesta su un numero di ore settimanali inferiore a 40.

Il lavoro a tempo pieno è regolato dalla Legge 66/2003; il contratto part time rappresenta quindi una deroga al lavoro a tempo pieno e viene disciplinato dagli articoli dal 4 al 12 del Decreto Legislativo 81/2015 (Jobs Act) che ha introdotto le tre tipologie che vedremo più avanti. In un contratto di questo tipo è obbligatorio indicare la quantità di ore di lavoro settimanali e l’indicazione temporale delle ore di lavoro al giorno, alla settimana, al mese e all’anno. L’orario minimo di un part time è comunque di 16 ore settimanali.

Chi lavora ad orario ridotto, sia con un contratto a tempo determinato che indeterminato, ha comunque gli stessi diritti di chi lavora con orario pieno, ma lo stipendio sarà proporzionale al numero di ore lavorative pattuite.

Le tipologie di lavoro a tempo parziale

Si fa presto a dire part time: come abbiamo detto prima, però, ci sono diverse tipologie di contratto, che prevedono differenti modalità di lavoro. Si tratta del lavoro a tempo parziale orizzontale, verticale o misto. Vediamoli nel dettaglio.

Part time orizzontale

In questo caso la riduzione dell’orario di lavoro avviene all’interno della giornata, lavorando un numero di ore inferiore a quello previsto per i lavoratori full time. Si lavora quindi l’intera settimana, ma solo per mezza giornata.

Part time verticale

Grazie a questo tipo di contratto il lavoratore può lavorare a temo pieno, quindi 8 ore al giorno, ma solo in alcuni giorni della settimana oppure solo in alcune settimane o in alcuni mesi dell’anno.

Part time misto

Come dice il nome stesso, questa tipologia di part time unisce caratteristiche del part time orizzontale e verticale. Le ore di lavoro del dipendente, quindi, saranno in linea di massima flessibili in base alle esigenze del datore di lavoro. L’orario di lavoro, quindi, può variare a seconda del periodo dell’anno e delle varie esigenze aziendali.

Quali sono i diritti del lavoratore a orario ridotto

Chi lavora ad orario ridotto non è un dipendente di serie B rispetto agli altri dipendenti full time e non deve essere discriminato a causa dell’orario di lavoro. Gode quindi di tutti i diritti previsti per i dipendenti a tempo determinato o indeterminato.
Tra i principali diritti del lavoratore part time, che verranno erogati in proporzione al numero di ore svolto, possiamo trovare:

  • la stessa retribuzione oraria del lavoratore full time;
  • lo stesso trattamento normativo riguardo a ferie, infortunio, congedo di maternità, congedo parentale e così via;
  • l’indennità di maternità e malattia;
  • l’assegno per il nucleo familiare.

Trasformazione da full time a part time

Ci sono dei casi in cui un lavoratore può chiedere e ottenere la trasformazione da full time a part time del suo contratto di lavoro. Rientrano in questa casistica:

  • la presenza di un figlio convivente di età inferiore ai 13 anni;
  • la malattia oncologica propria, del coniuge, di un figlio o di un genitore;
  • la necessità di assistere un familiare invalido al 100%;
  • la necessità di assistere un figlio portatore di handicap convivente, di qualsiasi età.

Variazione degli orari di lavoro: le clausole flessibili

Un contratto a tempo parziale può prevedere la possibilità di modificare o di aumentare l’orario di lavoro a seconda delle esigenze del datore di lavoro. Ciò avviene tramite le cosiddette clausole elastiche e flessibili, che secondo il Jobs Act devono:

  • essere stipulate per iscritto davanti alle commissioni di certificazione. Il lavoratore, se lo desidera, può farsi assistere da un consulente del lavoro, da un sindacato o da un avvocato;
  • prevedere in maniera specifica le modalità secondo le quali l’azienda può modificare l’orario di lavoro;
  • quantificare la misura massima dell’aumento delle ore lavorative, che in ogni caso non può superare il 25% delle ore pattuite;
  • contemplare un preavviso per il dipendente di almeno due giorni lavorativi.

In assenza di queste condizioni le clausole sono da ritenersi nulla.
Più precisamente, si possono distinguere:

  • le clausole flessibili, che danno al datore di lavoro la possibilità di spostare le ore e i giorni del lavoratore in base alle sue esigenze;
  • le clausole elastice, che danno invece la possibilità al datore di lavoro di aumentare le ore lavorative inizialmente previste.
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