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Partita Iva 2020: come aprirla, quanto costa, cosa sapere
partita iva 2020
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Partita Iva 2020: come aprirla, quanto costa, cosa sapere
partita iva 2020
Volete aprire la vostra attività oppure mettervi in proprio ma non sapete da che parte affrontare le tematiche relative alla partita Iva? Non sapete come aprirla e quanto costa? Ecco tutte le risposte.

Aprire la partita Iva 2020 è il primo passo per chi vuole cominciare a lavorare in maniera indipendente, diventando imprenditore o libero professionista. I dubbi a riguardo possono essere molti e non sempre si ha ben chiaro il quadro della situazione. Conviene aprire la partita Iva 2020 come ditta individuale o come autonomo? Qual è il regime che fa al caso vostro? E, soprattutto, quanto costa? Cominciamo dal principio.

Cos’è la partita Iva

Cominciamo a conoscere da vicino la famigerata Iva, che tutti hanno sentito nominare ma che pochi sanno realmente e in maniera precisa cosa sia. Iva è l’acronimo di Imposta sul Valore Aggiunto ed è una tassa che si applica su un bene o un servizio elargito a fronte di un pagamento. Questo valore, come avrete notato se almeno una volta avrete guardato con attenzione uno scontrino o una fattura, si aggiunge al costo del bene o del servizio, chiamato anche “imponibile”. Per poter aggiungere questa tassa al costo di un prodotto, però, chi lo vende deve essere in possesso della nostra famosa partita Iva. Dal punto di vista formale è un codice univoco di 11 cifre che identifica una società o una persona fisica nei confronti dell’Agenzia delle Entrate.

L’esercito delle partite Iva in Italia

L’Italia è il Paese delle partite Iva: nessuno in Europa ne vanta un numero così elevato. Nel 2018 erano infatti circa 5 milioni, quindi più o meno un quinto delle persone in attività di età compresa tra i 15 e i 74 anni. Nel 2018, rispetto agli anni precedenti, il numero è rimasto più o meno invariato; circa il 43% delle nuove aperture è localizzato nel Nord Italia, il 22% al Centro e il 34% circa al Sud e nelle Isole. I maggiori incrementi si sono registrati in Lombardia, in provincia di Bolzano e in Calabria.

Un po’ a sorpresa, a crescere maggiormente sono le nuove aperture da parte di persone con oltre 50 anni di età, mentre sono in calo i giovani neo imprenditori. Un altro dato che balza all’occhio è relativo alle partite Iva al femminile. Non c’è nessuna regione italiana, infatti, in cui le nuove imprenditrici o libere professioniste abbiano raggiunto o superato il numero di quelle maschili. La regione con il gap minore in questo senso è la Toscana, con il 40% di imprese al femminile. Seguono Friuli Venezia Giulia, Lazio e Lombardia.

Chi deve aprire la partita Iva

Sempre a riguardo della partita Iva 2020, una delle prima cose che ci si chiede è chi è obbligato ad aprirla e chi invece ne è esonerato. La risposta è abbastanza semplice: chi svolge la propria attività in maniera continuativa e a tempo pieno deve aprire la partita Iva.

Chi è esonerato?

Sono esonerati dall’apertura della partita Iva coloro che svolgono la propria attività in maniera occasionale basandosi su due parametri:

  • non bisogna superare i 5.000 euro all’anno;
  • la durata complessiva dell’attività non deve superare i 30 giorni.

Come aprire la partita Iva 2020

Il procedimento per aprire la partita Iva 2020 in sé non è complicato: è infatti sufficiente presentare l’apposito modulo all’Agenzia delle Entrate 30 giorni prima di avviare la propria attività imprenditoriale. Chi non è obbligato all’iscrizione al Registro delle notizie Economiche e Amministrative (Rea) o al Registro delle Imprese può avvalersi del modello AA9/12 per i lavoratori autonomi e le imprese individuali o del modello AA7/10 per enti e associazioni. Una volta compilato il documento in ogni sua parte, questo deve essere consegnato in qualsiasi ufficio dell’Agenzia delle Entrate, via raccomanda con ricevuta di ritorno con una copia di un documento di identità del richiedente oppure per via telematica.

La procedura tramite Comunicazione Unica

Abbiamo accennato prima alle persone obbligate all’iscrizione al Registro delle notizie Economiche e Amministrative (Rea) o al Registro delle Imprese. Le persone giuridiche si dovranno avvalere della Comunicazione Unica come è previsto dal Decreto Legge 7/2007. La Comunicazione Unica, resa obbligatoria nel 2010, è una comunicazione telematica che contiene tutti i dati previdenziali, assistenziali e fiscali; una volta assolto questo obbligo la partita Iva può considerarsi aperta.

Aprire la partita iva
Pixabay | Bru-nO

Libero professionista o ditta individuale?

Al momento di aprire la partita Iva 2020 sono in molti a chiedersi quali siano le differenze tra ditta individuale e libero professionista e quale dei due ruoli sia il più adatto e il più conveniente dal punto di vista fiscale.
Il punto è che non è possibile scegliere un ruolo piuttosto che l’altro, ma questo inquadramento è determinato dal tipo di attività che si sta per aprire. Generalizzando molto, possiamo dire che commercianti e artigiani nella maggior parte dei casi potranno qualificarsi come ditta individuale. Avvocati, notai, commercialisti e altri professionisti potranno essere riconosciuti come liberi professionisti.

Partita Iva 2020: quale regime fiscale?

Quando si comunica all’Agenzia delle Entrate la volontà di aprire la partita Iva è necessario indicare anche a quale regime fiscale si intende aderire. Al momento l’ordinamento italiano contempla il regime ordinario e quello forfettario.

Regime forfettario, cosa bisogna sapere

Il regime forfettario è stato inserito dalla Legge di Bilancio 2015. E’ un regime agevolato che “alleggerisce” startup, piccole e medie imprese e liberi professionisti i cui ricavi non superino i 65.000 euro all’anno. Questo regime comporta alcuni indubbi vantaggi: ne abbiamo parlato in maniera approfondita in questo articolo, che potete consultare per scoprire se avete i requisiti necessari o se ne siete esclusi, come aprire la partita Iva 2020 con il regime forfettario e i vantaggi previsti.

Partita Iva 2020, il regime ordinario

Il regime fiscale ordinario, come dice il nome stesso, è quello standard e non prevede alcun tipo di agevolazione. E’ obbligatorio per persone giuridiche come Srl, Spa, Srls, Sapa e per soggetti non fisici che abbiano l’obiettivo principale dell’esercizio di attività commerciali. Rientrano quindi in questa categoria, tanto per fare qualche esempio, consorzi, cooperative e associazioni.
Devono poi aderire al regime ordinario i soggetti con ricavi superiori ai 400.000 euro per le attività di prestazione di servizi e superiori ai 700.000 euro per tutte le altre.

Per le partite Iva che appartengono al regime fiscale ordinario l’imposizione fiscale è quella massima, senza agevolazioni, e sono soggette anche al pagamento dei costi ordinari previsti per le imprese come Iva, Irap, Gestione Separata Inps oppure altra cassa professionale.

Cos’è il codice Ateco e perchè è importante

Chi è alle prese con la partita Iva 2020 si troverà davanti anche il codice Ateco (acronimo che sta per ATtività ECOnomiche), una numerazione univoca che classifica le varie attività economiche che operano nel nostro Paese. E’ stato introdotto nel 2008 dall’Agenzia delle Entrate insieme a Istat e Camere di Commercio e consiste in una combinazione alfanumerica che raggruppa in categorie ogni singola attività imprenditoriale italiana, partendo da una macro area fino ad arrivare alla sotto categoria specifica.

Si tratta di un elemento indispensabile per poter aprire la propria partita Iva e deve essere comunicato all’Agenzia delle Entrate al momento della consegna dei moduli AA9/12 o AA7/10. Non solo: il codice Ateco è utile anche all’Inail (Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul lavoro) per determinare il livello di rischio dell’attività avviata e stabilire quindi le misure di sicurezza da mettere in atto sul luogo di lavoro, la formazione dei dipendenti sull’argomento e le operazioni di prevenzione da effettuare.

Chi è in possesso di un’attività già attiva e vuole conoscere il proprio codice Ateco può consultare il certificato di attribuzione della Partita Iva. L’alternativa è effettuare una visura camerale ordinaria.

Quanto costa aprire la partita Iva?

Veniamo ad una domanda che ci si pone spesso prima di mettersi in proprio, prima ancora di capire in quale regime fiscale si rientra: quanto costa aprire la partita Iva? Di per sé l’apertura della partita Iva è gratuita, ma se ci si affida ad un professionista per svolgere questa operazione, la spesa per l’iter burocratico potrebbe essere di circa 150 euro. Oltre alle varie spese previste per il regime fiscale a cui si aderisce, che variano in base ai propri guadagni, c’è da mettere in conto anche la spesa annua per i servizi di un commercialista, se si vuole che la propria contabilità sia seguita da questo professionista.

Se volete approfondire l’argomento vi consigliamo qualche testo utile:

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