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Partita Iva for Dummies: la guida per i freelance
Il lavoro da libero professionista: che sogno, che bellezza! Orari che puoi gestire in autonomia, essere il capo di te stesso, fare della propria passione un mestiere: sì, una meraviglia. Ma non lo diciamo a un vero freelance, perché potrebbe non esser così entusiasta. Il suo lavoro infatti non è una festa continua come tanti dipendenti statali a tempo indeterminato immaginano. Ci sono alcune cose che si devono sapere prima di intraprendere questa avventura.

Freelance: sulla Treccani, è il sinonimo di fatture, iva e commercialista

Il professionista indipendente è un cowboy solitario che deve affrontare in autonomia diverse questioni: primo mostro di cui occuparsi è la fatturazione. Il che porta subito al secondo punto: aprire la partita iva. Una pratica che non è obbligatoria sempre, ma che è caldamente consigliata per tutti i freelance che vogliono avere delle entrate dignitose senza esser il ricercato numero uno dell’Agenzia delle entrate.

Che cosa sappiamo della partita iva nell’anno 2019 d.c

Innanzitutto una prima distinzione: attualmente quando si nomina la partita Iva, bisogna subito sapere che è una belva a tre teste. Esiste infatti il regime fiscale forfettario, quello semplificato e infine quello ordinario.

Nel primo caso, le agevolazioni fiscali e anche le facilitazioni sono -grazie al cielo- notevoli. La tassazione infatti con imposta sostitutiva è pari al 5% per i primi 5 anni dall’apertura. Percentuale che poi sale al 15% a partire dal sesto anno di attività. Per i titolari di partita iva in regime forfettario sono previste importanti agevolazioni fiscali e semplificazioni. Gli ammessi al regime fiscale in oggetto beneficiano di una tassazione agevolata con imposta sostitutiva:

Le semplificazioni invece? I titolari di questo regime sono salvi dalla temibile fattura elettronica, così come sono esonerati dall’Iva.

Cosa c’è di nuovo per l’anno corrente?

Qualcosa è cambiato in base alla Legge di bilancio 2019, in relazione all’avvio della flat tax del 15% sia per le aziende che per i professionisti: l’accesso al regime agevolato è cambiato per i requisiti e limitazioni.

Così, potranno beneficiare di questa nuova tassazione anche i freelance che non andranno oltre i ricavi annuali di 65.000 euro. Una novità rispetto al 2018, quando questo limite mutava a seconda del codice Ateco e partiva da una soglia minima di 25.000 euro fino a quella massima di 50.000.

Altre regole per i freelance del domani

Sono stati aggiunti nuovi requisiti per rientrare nel regime forfettario, sempre attraverso la Legge di Bilancio 2019.  Riguardano l’abolizione di vecchi limiti e l’inserimento di altri casi di esclusioni. Per controllare i dettagli, è sufficiente buttare un occhio sul sito più indicato.

Invece sono ancora valide le norme che regolano la riduzione dei contributi Inps per i titolari del regime forfettario. Una grande agevolazione se si considerano le imposte che gravano sul resto dei professionisti e delle compagnie.

Il 2020: la nuova era

Dopo un 2019 che fa da antipasto per i freelance neonati, la prima vera portata della flat tax sarà servita in tavola dal 2020, ancora più estesa. Infatti, a partire dal prossimo anno chi guadagna meno di 100.000 euro all’anno, vedrà applicata un’imposta sostituvia del 20%.

Le nuove disposizioni sulla flat tax inoltre, prevedono due classi di accesso alle agevolazioni fiscali. Una suddivisione fatta in base ai ricavi: fino a 65.000 euro, la percentuale sarà del 15%, mentre sino ai 100.000 euro, del 20%.

Attenzione però, perché questa seconda categoria è costretta a fornire la fatturazione elttronica. Fatturi di più dei 100.000 euro annui -beato te! -: allora sarà effettuata l’aliquota Irpef ordinaria, in base allo scaglione di riferimento.

Per le partite iva con fatturati superiori invece si applicheranno le ordinarie aliquote Irpef modulate in base allo scaglione di riferimento.

Una parentesi per i freelance già ben avviati: la fattura elettronica

Partiamo dalle cose tecniche: questa diabolica novità che non fa dormire i freelance, ha un formato particolare, ovvero l’XML. Potrà quindi esser trasmesso ed emesso attraverso il mega Hub dell’Agenzia delle entrate, il Sdl. Sarà questo cervello elettronico a verificare i dati della fattura che poi sarà recapitata al destinatario. Cosa serve per fare il proprio dovere di freelance cittadino? Un pc, una connessione e uno dei software gestionali a pagamento o pubblici.

A cosa servono?

Per registrare le operazioni che riguardano le cessioni di beni o di servizi svolte tra titolari di Partita Iva e anche con consumatori finali: quindi B2B e B2C.

Perfetto, mi hai convinto: come apro sta benedetta Partita Iva?

Gestire la partita Iva è molto più complesso che aprirla. Lo è ancora di più se si decide di affidare la pratica al commercialista -alla modica cifra tra i 150 e i 300 euro-. Se invece uno vuole risparmiare e fare da sé, la procedura inizia con la compilazione del modello AA9/12. L’apertura è comodamente fattibile dal proprio pc attraverso la Comunicazione Unica (o ComUnica), sul sito del Registro delle imprese.

Basta rimandare quindi: il futuro da freelance vi attende!

Simonetta Spissu

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