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Resto al Sud, un incentivo per le nuove imprese del Mezzogiorno
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Resto al Sud, un incentivo per le nuove imprese del Mezzogiorno
Trovare un lavoro o creare la propria realtà imprenditoriale non è sempre facile, e nel Sud Italia sembra essere ancora più complicato. Proprio per questo motivo anni fa è stato lanciato Resto al Sud, un incentivo che promuove e sostiene le nuove realtà imprenditoriali nelle regioni del Mezzogiorno.

Resto al Sud, di cosa si tratta

Come abbiamo visto, Resto al Sud è un incentivo del Governo e gestito da Invitalia, destinato alla creazione di nuove attività imprenditoriali nel Sud Italia. L’incentivo è stato introdotto due anni fa con il Decreto Legge n. 91/2017, ma la Legge di Bilancio 2019 ha introdotto alcune importanti novità.

Le novità 2019

La prima importante novità introdotta dalla Legge di Bilancio 2019 riguarda i destinatari dell’incentivo Resto al Sud: prima, infatti, vi potevano accedere solo persone con meno di 36 anni. Ora questa soglia è stata innalzata di ben 10 anni, quindi potranno avvalersi di Resto al Sud anche gli under46.
Il bonus, inoltre, è stato esteso anche ai liberi professionisti, a patto che nell’anno precedente non siano stati titolari di partita Iva per esercitare l’attività per cui si richiede l’incentivo.

I requisiti per accedere all’incentivo

Per accedere alle agevolazioni di Resto al Sud è necessario essere in possesso di alcuni requisiti.

Per presentare la propria domanda, quindi, occorre:

– avere un’età compresa tra i 18 e i 45 anni;
– essere residenti in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna o Sicilia al momento della domanda o disponibili a trasferirsi entro 60 giorni;
– mantenere la residenza in queste regioni per tutta la durata del finanziamento;
– mantenere la sede legale e operativa dell’impresa o della società in queste regioni per l’intera durata del finanziamento;

– non avere un contratto di lavoro a tempo indeterminato per l’intera durata del finanziamento;

– non risultare già titolari di un’altra attività in esercizio

L’incentivo è stato esteso anche ai liberi professionisti, che però nei 12 mesi precedenti alla domanda non devono risultare titolari di partita Iva per lo svolgimento dell’attività per cui viene richiesta l’agevolazione. Anche loro, inoltre, dovranno mantenere la propria sede operativa nelle regioni del Mezzogiorno.

Resto al Sud 2019 spetta alle imprese costituite in forma di:
– ditta individuale;
– società di persone;

– società di capitali;
– società cooperative;
– liberi professionisti.

L’incentivo può essere richiesto anche per finanziare attività che al momento di presentazione della domanda risultano non ancora esistenti, a patto che la loro costituzione avvenga nei 60 giorni successivi alla eventuale comunicazione di esito positivo dell’istruttoria.

Resto al Sud, i progetti finanziati

I progetti che possono essere finanziati rientrano in alcuni settori di attività, tra cui possiamo citare la produzione di beni nei settori dell’artigianato, dell’industria, della pesca, dell’acquacoltura e della trasformazione dei prodotti agricoli, i servizi alle imprese e alle persone e i servizi al turismo. Rimangono invece escluse le attività agricole e il commercio.
I progetti che vengono presentati, per poter essere presi in considerazione per il finanziamento Resto al Sud, devono essere avviati solo dopo la presentazione della domanda ed essere ultimati nel corso dei 24 mesi dal provvedimento di concessione, salvo alcune eccezioni.

A quanto ammonta l’incentivo e come si può utilizzare

Le agevolazioni concesse nell’ambito di Resto al Sud possono arrivare fino a 50 mila euro per ciascun socio, fino ad un massimo di 200 mila euro nel caso in cui il beneficiario sia una società. La somma erogata proviene in parte (circa il 35%) da un contributo a fondo perduto di Invitalia, mentre il restante proviene da un finanziamento bancario garantito dal Fondo di Garanzia per le Piccole e Medie Imprese che è possibile rimborsare in 8 anni e i cui interessi sono coperti da un contributo ad hoc.

Le spese ammissibili sono tutte relative alla realizzazione del progetto imprenditoriale e riguardano quindi la ristrutturazione o la manutenzione di immobili, l’acquisto di impianti, macchinari o attrezzature oppure di software e programmi informatici e di tutto ciò che concerne l’avvio dell’attività.

Come presentare la domanda per Resto al Sud 2019

La domanda per ottenere questo incentivo deve essere presentata esclusivamente online sul sito di Invitalia, allegando tutta la documentazione relativa al progetto imprenditoriale che si intende avviare. Le domande vengono esaminate in ordine cronologico dal punto di vista della sostenibilità tecnico – economica; in genere si riceve una prima risposta entro 60 giorni tramite Posta Elettronica Certificata. C’è anche la possibilità di essere convocati insieme al proprio gruppo di lavoro per discutere del piano di impresa insieme agli analisti di Invitalia; questo colloquio può avvenire anche tramite la piattaforma Skype for business, che permetterà di accedere ad un’aula virtuale.

L’app dedicata a Resto al Sud

Per seguire al meglio l’iter della propria domanda è possibile scaricare in maniera totalmente gratuita l’applicazione Resto al Sud; da qui, una volta presentata la domanda per il finanziamento, è possibile accedere ad un’area privata dove poter seguire in tempo reale l’iter del proprio progetto. Delle notifiche push, inoltre, avviseranno l’utente ogni volta che la pratica passa allo step successivo e un calendario integrato permette di salvare appuntamenti e scadenze.
Non solo: questa utile applicazione offre anche la possibilità di trovare università, enti pubblici e organismi di terzo settore in grado di dare una mano nella costituzione del progetto e permette inoltre di scoprire workshop ed eventi a cui partecipare nella propria regione.

I risultato di Resto al Sud

L’incentivo per la creazione di nuove imprese nel Mezzogiorno funziona? Consultando i dati fino a gennaio 2019, ad un anno quindi dal lancio dell’iniziativa, sembra proprio di sì. In 12 mesi di operatività, Resto al Sud ha raccolto 16.218 adesioni, con una percentuale di approvazione dei progetti presentati del 40%, una percentuale molto alta dovuta alla effettiva preparazione dei candidati, ma anche al contributo offerto dalle oltre 140 strutture accreditate – tra università, associazioni, amministrazioni pubbliche e così via – che offrono assistenza gratuita ai giovani che si vogliono cimentare in questa sfida.

A gennaio 2019, quindi, le proposte già finanziate e avviate sono state 2.177, con la creazione di circa 8.200 posti di lavoro nelle regioni del Sud Italia coinvolte. A fare la parte del leone (e non stupisce, vista la bellezza di queste regioni italiane) è il settore turistico e culturale, con il 51% dei progetti, seguite dal settore manifatturiero e dai servizi alla persona. La legge di Bilancio 2019 ha ampliato la platea di soggetti che potrà usufruire dell’incentivo, perciò i numeri in futuro potranno risultare ancora più elevati.

 

Francesca Scarabelli

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