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Smart working, alla scoperta del lavoro agile
Lo smart working, definito anche “lavoro agile” è una modalità che permette di lavorare senza vincoli di tempo e di luogo. I dipendenti possono conciliare al meglio lavoro e vita privata, con un aumento della produttività che va a vantaggio dell'azienda. Vediamo tutto quello che c'è da sapere.

La legge italiana lo definisce “lavoro agile”, prima ancora veniva chiamato “telelavoro”: lo smart working sta sempre più entrando a far parte del panorama lavorativo italiano, anche se il nostro Paese è ancora un passo indietro rispetto alla media europea.
Si stima infatti che i dipendenti che possono lavorare da casa, di questo infatti si tratta, in Italia nel 2017 fossero l’8%, contro una media europea del 17%. Sempre secondo i dati raccolti dall’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, la percentuale dei dipendenti che possono lavorare da casa è in continuo aumento: nel 2017, infatti, gli smart worker erano 305mila, il 14% i più rispetto al 2016 e ben il 60% in più rispetto al 2013.

Smart working, di cosa si tratta?

Lo smart working o lavoro agile è la modalità che permette di svolgere le proprie mansioni lavorative senza limiti di tempo o di luogo, quindi dalla propria abitazione o da un altro luogo che si presti allo scopo, ma a discrezione del lavoratore stesso. Questa modalità di lavoro, che si configura in ogni caso come lavoro dipendente pur assomigliando per alcuni aspetti al lavoro autonomo, è stata introdotta in Italia dalla normativa n. 81 del 22 maggio 2017. È applicabile sia nel settore privato che in quello pubblico, ma deve in ogni caso essere stabilito tra datore di lavoro e dipendente e deve essere messo nero su bianco sul contratto di lavoro; il fatto che il lavoratore non sia fisicamente in ufficio non gli conferisce meno diritti rispetto agli altri lavoratori, anche e soprattutto per quanto riguarda le tutele relative a malattia e infortuni.

I vantaggi dello smart working

I vantaggi dello smart working, da quanto emerge da studi condotti anche sul medio e lungo periodo, sono consistenti sia per i dipendenti che per le aziende.

Partiamo proprio da queste ultime, che grazie al lavoro agile possono eliminare alcune postazioni fisse, riducendo così sia i costi di allestimento (con pc, scrivanie, telefoni e altro) sia quelli inerenti agli spazi aziendali da adibire ad ufficio. Dopo un periodo di adattamento iniziale, poi, gli smart worker risultano più produttivi rispetto ai dipendenti impiegati nelle stesse mansioni in ufficio, e ci sono ricadute positive anche sulla riduzione dell’assenteismo e su una maggiore soddisfazione lavorativa.

Anche per i dipendenti i vantaggi sono indubbi: per prima cosa hanno la possibilità di armonizzare al meglio la propria vita privata e quella lavorativa grazie agli orari in genere più flessibili e alla possibilità di lavorare dalla propria abitazione. La riduzione dei tempi di spostamento dalla casa all’ufficio e viceversa, poi, non ha ricadute positive solo sulla qualità della vita del dipendente e su una maggiore quantità di tempo da poter dedicare ad altro: un minore uso dell’auto ha effetti benefici anche sull’inquinamento atmosferico e sulle condizioni del traffico, soprattutto nelle grandi città. Gli esperti del Politecnico hanno infatti calcolato che se lo smart working dovesse davvero prendere piede si potrebbe ridurre la produzione di CO2 per individuo di circa 130 kg l’anno.

Cos’è il diritto alla disconnessione

Purtroppo, però, non ci sono solo lati positivi: tra gli svantaggi dello smart working, oltre ad un maggiore isolamento dei dipendenti, c’è anche il rischio di rimanere continuamente connessi, proprio a causa di una maggiore flessibilità degli orari.
Per evitare il rischio di iper connessione, la legge italiana ha però previsto il diritto alla disconnessione, cioè vengono contemplati degli orari di disconnessione che limitano la discrezionalità della flessibilità orario e dell’uso del tempo tipica dello smart working, ovviamente a protezione del lavoratore.

Smart working e tecnologia

A consentire una sempre maggiore diffusione del lavoro agile è stato lo sviluppo tecnologico, soprattutto per quanto riguarda l’ambito informatico e delle telecomunicazioni. Reti internet e wi-fi sempre più capillari, veloci ed efficienti, infatti, stanno rendendo possibile lavorare anche al di fuori degli uffici, a patto di poter disporre di un computer e di una connessione ad internet. La dotazione tecnologica minima, poi, può variare da lavoro a lavoro: per alcune occupazioni possono essere necessarie delle periferiche particolari o dei software con cui svolgere le proprie mansioni. Anche questo aspetto, comunque, nella maggior parte dei casi viene facilitato dalla tecnologia e in particolare dalle piattaforme di cloud computing, che mettono a disposizione di tutti i dipendenti – in ufficio o che lavorano da remoto – tutti i software e i dati con cui poter lavorare. Secondo quanto stabilito dalla legge, infatti, “il datore di lavoro è responsabile della sicurezza e del buon funzionamento degli strumenti tecnologici assegnati al lavoratore per lo svolgimento dell’attività lavorativa”

La vostra azienda è già al passo con i tempi e vi permette di lavorare in maniera agile? Con quali modalità? Tornereste mai alla vostra scrivania in ufficio?

 

Francesca Scarabelli

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