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LA PAROLA AI PROFESSIONISTI
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LA PAROLA AI PROFESSIONISTI
TRASFORMARE I NEMICI IN ALLEATI 4 – IL PERFEZIONISMO
La mutevolezza del contesto in cui viviamo, incapace di fornire certezze a lungo termine, ha fatto maturare persino nelle organizzazioni più attente alla performance la conclusione che, se non impossibile, l’ottica alla perfezione è quantomeno non sostenibile.
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Pixabay | mcmurryjulie

L’insostenibilità della perfezione

Come hai letto in tutti i miei articoli, il nemico interiore può essere sempre interpretato come una parte infantile di noi che si è strutturata per proteggerci da una minaccia superata e quindi oggi non ci è più funzionale. Ci sono schemi mentali, credenze apprese da piccoli, che ci hanno portato a una prospettiva completamente opposta a quella del benessere. Questi schemi sono spesso il frutto di vicissitudini del tutto personali che hanno a che fare con specifiche dinamiche familiari, ma quello del perfezionismo è un valore così profondamente radicato nella nostra cultura da poter essere considerato una vera “piaga sociale”, fonte di ansia e di stress.

Il numero dei ruoli che assumiamo giornalmente è aumentato esponenzialmente rispetto a quello dei nostri nonni. Se loro erano pressoché solo lavoratori e casalinghe, noi siamo genitori – figli – amici sempre attenti, manager di successo, sportivi semi-professionisti, artisti in cerca di curatore, partecipanti a corsi di auto-miglioramento, …. La mutevolezza dello stesso contesto poi, divenuto incapace di fornire certezze a lungo termine, ha fatto maturare persino nelle organizzazioni più attente alla performance la conclusione che, se non impossibile, l’ottica alla perfezione è quantomeno non sostenibile.

Inoltre, se la definizione di coaching che preferisco è “un accompagnamento per ottenere risultati che non si è riusciti ad ottenere fino ad ora”, rispetto all’auto-miglioramento individuale, gli obiettivi aziendali, o quelli dei nostri studenti e coachee, quello che dovrebbe interessare è il risultato più aderente a ciò che davvero importa. E quello che davvero importa non ha niente a che fare con la perfezione.

Gli effetti deleteri del perfezionismo

In effetti, lo sguardo perennemente sul risultato, e su un risultato altamente sfidante, può portare a comportamenti assai poco funzionali rispetto al raggiungimento della meta, ed hanno l’unico scopo di gestire l’ansia e lo stress. Il perfezionismo è uno scudo protettivo che ci tranquillizza rispetto alla paura profonda di non essere “accettabili così come siamo”, e pertanto scegliamo di nasconderci dietro risultati irrealistici.

La prospettiva è demotivante e procrastiniamo l’azione

parte del successo
Pxfuel.com

Di fronte alla salita così ripida che ci siamo messi davanti, non riusciamo a concentrarci sulle risorse realistiche e quindi sulla capacità di farcela o sulla necessità di cambiare meta. Siamo travolti dalla sensazione di non essere in grado, che in questo caso è una sensazione pervasiva e ansiogena. Chissà la meta sia raggiungibile oppure no, ma se mettiamo in gioco tutti noi stessi, sarà molto plausibile che ci bloccheremo in partenza.

L’obiettivo è eccessivamente sfidante e consuma troppe energie

labirinto
Pixabay ! tumisu

È nell’essenza stessa del coaching l’accompagnamento nelle sfide diretta a far esprimere alla persona il proprio massimo potenziale. Il blocco di cui al primo punto è frequentemente del tutto infondato. Per contro le nostre ambizioni sono spesso indicatori delle nostre possibilità inespresse e non lo sapremo finché non ci saremo messi alla prova con determinazione. Questa prova però può benissimo farci capire che la nostra convinzione su quello che ci fa stare bene o ci fa sentire realizzati non era quello che ci aspettavamo oppure ci sta costando troppo in termini di salute, relazioni che non stiamo coltivando, altre passioni messe in secondo piano. In questo caso, è saggio fermarsi e fare un’analisi costi benefici.

Il focus sul risultato ci allontana dalla relazione

Lo sa bene BMW, che dovette uscire con una pubblicità con immagini vetture ammaccate e modelle con un dente storto: la gente si sentiva indegna di un’automobile tanto perfetta e non entrava più nelle concessionarie! Quel che siamo in grado di dare e di ricevere è quasi sempre più semplice di quello che crediamo. Un abbraccio può fare di più correre in farmacia a comprare un’aspirina. Dare consigli da esperto è impegnativo, ma dare ascolto può richiedere meno sforzo. È paradossale che la sfida nella quale spesso noi coach accompagniamo i clienti sta nel non fare niente, nel non lanciarsi a dare prova di grandi prestazioni.

L’attenzione ai minimi dettagli rallenta il cammino

Il processo che ha permesso a due individui della nostra specie, me e te, di elaborare un linguaggio e avviare una conversazione asincrona su una piattaforma digitale nasce da una ambizione intrinseca nell’essere umano: l’auto-miglioramento. Per migliorarsi e migliorare i nostri risultati, un piano di azione minuzioso è chiave. Tuttavia per arrivare alla meta in tempi utili è necessario focalizzarsi sull’ ”abbastanza buono”. Una analisi delle aspettative minime realistiche molto importante da fare, perché la perfezione del 10 spesso non è che un’idea nebulosa.
Il perfezionismo si applica poi non solo al risultato, ma anche al processo. Spesso sentirai un coach dire che “due passi avanti e uno indietro” è un modo per andare avanti, e aggiungerei io, un modo realistico ed umano, che lascia spazio alle emozioni, al benessere ed alle relazioni.
Nel frattempo, per altro, non è detto che non appariranno serendipiche soluzioni ad altri problemi (nella ricerca di un super adesivo, la 3M ha scoperto l’adesivo meno potente del mondo …e ne ha fatto uno dei suoi più grandi successi, il post-it!)

Il perfezionismo ostacola il successo

Ritorniamo alla domanda- Cosa veramente conta? Le cose davvero importanti nella vita raramente sono così difficili da conseguire e raramente hanno a che fare con il risultato finale.

Il primo ostacolo tra noi e il successo è perdere di vista la nostra autenticità. Per chi sto facendo tutti questi sforzi? Davvero mi interessa il risultato o interessa alle persone dalle quali voglio essere apprezzato? Sono coerente con i miei valori e i miei talenti?

Il secondo ostacolo sta nel non farci godere la meta. Il perfezionista, ci ricorda Ben-Shahar, è come Sisifo, il quale era condannato a portare fin sulla cima di un’alta montagna, una pietra pesantissima, che una volta raggiunta la cima rotolava di nuovo giù. Così è il perfezionista: l’effetto distrattivo dura poco, non tanto sugli ammiratori, quanto sulla convinzione stessa del perfezionista, si condanna subito ad un’altra sfida. Questo vuol dire che non ci si gode il risultato, che perde immediatamente di senso, né tantomeno il percorso, fatto spesso di celebrazioni.

Il terzo ostacolo consiste nel togliere senso alla vita. La nostra esistenza è, quanto meno per numero di ore, fatta essenzialmente di “percorsi verso” piuttosto che di risultati veri e propri. Se il processo non ci da soddisfazione, allora nemmeno la vita ci sembrerà degna di essere vissuta.

La soluzione è l’accettazione

successo
Pixabay | mary1826

L’essere umano è già intrinsecamente perfetto. Se non le si confronta con dei robot in grado di dedurre soluzioni sicure e di compiere sforzi senza interruzioni, le persone sono dotate di meccanismi del tutto adatti alla vita. Le emozioni sono ambigue ma ci guidano verso la nostra autenticità; le relazioni sono instabili, ma danno senso al nostro esistere; il corpo con i suoi difetti sa cosa ci serve; l’intuizione, priva di qualunque certezza, ma ci fa districare nell’ambiente e coglierne le opportunità.

In questo senso, il modello è quello delle peripezie di Ulisse, che guarda caso certa mitologia considera proprio figlio di Sisifo. Scaltro e astuto quanto il padre, ha imparato certo a non perdere di vista l’obiettivo finale, che è tornare nella sua casa, Itaca, tra le braccia dell’amata moglie Penelope, ma tra qualche progresso e molte interruzioni, non perde l’occasione per vivere.

Se sei interessato a svolgere degli esercizi mirati o intraprendere un processo di coaching per individuare e rafforzare le tue soft skill, puoi contattarmi qui:

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